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Psicologa-psicoterapeuta a indirizzo rogersiano e gestaltico. Formata in Sessuologia clinica presso il C.I.S. di Bologna, diretto dal prof. G. Ribelli, ha pubblicato articoli sulla Rivista di Sessuologia. Didatta Centro Italiano di Sessuologia. Si occupa di Psicologia e Psicopatologia della coppia. Ha lavorato per i consultori familiari della Regione Emilia Romagna nell'ambito della consulenza sessuologica agli adolescenti. Coordinatrice Sipap Emilia Romagna.


FAORO FRANCO nato il 19/05/1959, residente a Ravenna, iscritto Ordine Psicologi Emilia Romagna – Libero professionista
Psicologo del Lavoro e Psicoterapeuta. A Bologna è amministratore di una agenzia per il lavoro privata (www.sa-change.it), dove insieme ad altri colleghi è consulente per le aziende nell’area delle Risorse Umane. Vive a Ravenna dove svolge attività clinica. È stato in passato Consigliere del CIG dell’ENPAP e oggi è Componente del Collegio dei Sindaci. Componente del coordinamento Sipap Emilia Romagna.

Scolastica: Modello teorico di Rosamaria Paniccia  
Autore: sipap
Pubblicato: 2005/10/18
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Il ruolo della collusione e della categorizzazione emozionata della realtà in ambito scolastico, secondo il modello teorico di Rosamaria Paniccia

 

                                                                                                                          

Quale contributo può dare la psicologia all’intervento sui problemi scolastici e, più in generale, quelli posti dalla formazione?

Una risposta possibile a questo quesito ce la prova a dare Rosamaria Paniccia.

L’ottica scelta per il suo modello teorico  si focalizza sullo studio dei criteri e delle categorie con cui costruiamo la realtà  e pone l’accento sulla lettura e sull’organizzazione di sistemi di relazione (rapporto tra individui e contesti) entro contingenze, definiti da potenzialità di sviluppo, come possono essere a pieno titolo considerati i rapporti tra gli attori che appartengono al mondo della scuola, tramite l’utilizzo di costrutti psicologici quali la collusione (da latino cùm= con, insieme; lùdere= giocare; intendersela con qualcuno, giocare insieme) e la categorizzazione emozionata della realtà.

Quest’ultima è un processo simbolico che organizza e costruisce sia il pensiero, sia relazioni e contesti. Questa simbolizzazione emozionale, quando raggiunge elevati gradi di complessità, tende a organizzarsi in repertori di significati, rappresentazioni sociali che prenderanno il nome di culture emozionali.

 

Quanto di un determinato contesto è dato per scontato in una certa cultura locale, altro non è che il processo di comune simbolizzazione affettiva o collusione  in atto in quella particolare cultura. Quando i processi di pensiero non intervengono come  mediatori della fantasmatica emozionalmente evocata dal contesto, si genera la fenomenologia collusiva, che viene intesa da quella cultura come “buon senso”, ossia ciò che evita di pensare, traiettorie di comportamento ovvie e ridondanti, utili per la loro economicità. La funzionalità della dinamica collusiva è in buona parte fondata proprio sulla sua capacità di economizzare processi di conoscenza del contesto, di accordo tra persone, di pensiero, appunto.

 

Bisogna distinguere le culture emozionali dal funzionamento organizzativo. Mentre le prime sono le fantasie che organizzano la relazione,  che rappresentano solo la parte inconscia e primitiva, anche se rilevante, del funzionamento organizzativo, la funzionalità organizzativa è la verifica dell’efficacia di tale relazione nel perseguire i suoi obiettivi. L’incontro tra questi due aspetti è il rapporto con la domanda di realtà,  che va affrontata con lo strumento del pensiero, tramite l’istituzione concreta di un setting di riflessione sul processo organizzativo. Ma l’assunzione della posizione meta, la riflessione su, è possibile solo a partire dalla conoscenza della cultura collusiva.

La cultura collusiva media tra individui e contesti (in pratica tra obiettivi e motivazioni individuali e collettivi), crea sistemi di relazione, ma non è adatta a favorire esigenze produttive, come può essere considerato l’apprendimento. Pertanto deve essere integrata dalla competenza organizzativa  ovvero il pensiero deve integrare le dinamiche emozionali.

 

Molte culture sono costruite attorno a repertori collusivi destinati a eludere la consapevolezza dei limiti di realtà. Una di queste è la cultura adempitiva, la quale caratterizza molti dei contesti che appartengono al mondo della scuola e non solo.

L’Analisi della simbolizzazione emozionale che caratterizza l’assetto collusivo (il buon senso) di questa cultura, permette di leggerne le principali caratteristiche in relazione a particolari eventi critici, che evidenziano punti deboli nelle regole del gioco dell’organizzazione e segnalano cambiamenti non ancora codificati, che in questo senso sono informativi e potenzialmente portatori di sviluppo.

La collusione adempitiva risponde ad un’esigenza di semplificazione dell’impegno emozionale degli allievi nell’apprendimento ed insieme risolve problemi di appartenenza al contesto. Si dovrà fare in modo che all’interno della scuola venga promossa la competenza organizzativa che permetterà di ottenere una migliore convivenza e produttività. Sospendendo l’agito che organizza la relazione, e non agendo la fantasia che è implicita nel particolare assetto collusivo della cultura adempitiva, e quindi rendendone espliciti i criteri, si acquisterà maggiore competenza di categorizzazione della realtà e con essa si conquisteranno gradi di libertà in rapporto ai vincoli del “buon senso” (del contesto inteso come dato e non costruito).

Si potrà in questo modo spostare la centratura del problema, riorganizzare il campo, al fine di trovare un assetto più funzionale all’obiettivo posto dalla domanda di intervento, rendendo più proficuo il processo di apprendimento ed estendendo il mandato scolastico ad una “nuova utenza”, o meglio ad una clientela con una domanda competente.

Spesso capita che in ambito scolastico dietro ad una provocazione, si nasconda in realtà un bisogno, una richiesta di formazione incompetente, che scaturisce dalla pressione delle pretese che provengono dal contesto in questione,  che cercano di richiamare all’adesione alla richiesta collusiva.

 

Il ruolo dei processi collusivi fonda e vincola l’azione dei docenti, per cui intervenendo con una riflessione su questi processi, si aprano possibilità di migliorare la competenza di categorizzazione emozionata del contesto scolastico in cui si è presentato un particolare evento critico, fornendo in questo modo agli attori della scuola strumenti per pensare (e ri-pensare) al funzionamento della scuola stessa.

 

 

Dott. Emilio Gerboni

 

 

 
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