Mediazione nella scuola: strategie di regolazione dei conflitti Inserto redazionale della Rivista del volontariato n. 11/2001 a cura di Maria Paola Atzei, Francesca Busnelli, Maurizio Lozzi Indice - Il processo relazionale nella scuola - Vocabolario: mediatore, ascolto, accoglienza - Il conflitto positivo - Vocabolario: aggressività, conflitto, mediazione - Esercitazione - Educare ed educarsi alla mediazione - Vocabolario: braistorming - Tabella delle abilità di base della mediazione - Risposte al conflitto e vantaggi della mediazione - Gli strumenti: siti internet, bibliografia Il processo relazionale nella scuola Se fino al secolo scorso la Scuola veniva considerata esclusivamente l’istituzione deputata a diffondere l’alfabetizzazione alla cultura, oggi le dinamiche che stanno contribuendo a ridefinirne il profilo, non fanno altro che confermarle responsabilità educative sociali decisamente più impegnative. Vanno, infatti, cristallizzandosi in questa istituzione gran parte delle tensioni che emergono dalla società, ed è per questo che diventa fondamentale promuovere al suo interno comportamenti responsabili di cittadinanza attiva che si rivelino in grado di diffondere la cultura dell’incontro, del rispetto, dell’accettazione e della solidarietà. Quello che segue è un piccolo itinerario formativo che si propone di sviluppare sensibilità intorno alle possibilità offerte dalla Mediazione pacifica, consensuale e nonviolenta dei conflitti, intesa come "quel processo relazionale strutturato in cui un operatore riconosciuto imparziale - detto Mediatore, Mediatore E’ la terza persona imparziale che, chiamata in causa nel processo di Mediazione dalle parti in conflitto, ha il compito di guidarle insieme nel cercare di elaborare la migliore soluzione al loro problema. Il ruolo del Mediatore è, infatti, quello di stare nel mezzo, di motivare le parti in conflitto senza manipolazione, di allettarle senza costringerle e di aiutarle a sostituire i loro sospetti con la fiducia reciproca. Non ha alcun potere sulle parti, se non quello di ascoltare, persuadere e ispirare i confliggenti verso il recupero positivo e costruttivo della loro relazione. aiuta le parti protagoniste di un conflitto, a lui rivoltesi volontariamente, a dedicare il tempo necessario e la giusta attenzione a quanto tra loro in atto, per contribuire a far sì che si ascoltino in maniera comprensibile e vicendevole in modo da creare le basi per un accordo volontario, funzionale, accettabile e durevole nel tempo". E’ bene dire subito che applicata all’ambito scolastico, la Mediazione non va affatto confusa, né intesa da parte dei docenti come una nuova norma disciplinare per punire le teste calde presenti in ogni scuola, ma deve essere considerata e valorizzata invece come un processo flessibile in grado di (ri)generare nelle relazioni di ogni giorno spazi di ascolto Ascolto In Mediazione questo termine è sinonimo di "prestare attenzione". Assume quindi il significato non di un puro e semplice fatto fisico, ma di una vera e propria azione emotiva ed intellettuale. Si parla, infatti, di ascolto attivo. E’ un metodo vero e proprio al quale nelle dinamiche di Mediazione le parti antagoniste vengono educate. Questo avviene per migliorare le loro rispettive capacità di ascolto in modo che possano diventare più efficienti ed efficaci, non solo nel contesto mediativo ma anche nel lavoro e nella vita d’ogni giorno. e, successivamente, di accoglienza. Accoglienza E’ una componente fondamentale della Mediazione e nasce dall’acquisizione della consapevolezza di poter accettare l’altro. Questo nel setting di Mediazione avviene attraverso lo sviluppo di alcune dinamiche principali legate innanzitutto alla disponibilità a mettersi nei panni dell’avversario, alla capacità di sospendere i (pre)giudizi nei suoi confronti e alla volontà di instaurare un rapporto consapevole e, nel tempo, più sereno. Si tratta di due passaggi fondamentali per recuperare una buona comunicazione che, soprattutto nelle scuole, non assume solo il valore della prevenzione per i disagi e le difficoltà adolescenziali, ma diventa anche una premessa indispensabile per raggiungere risultati positivi sia per l’insegnamento che per l’apprendimento. Osservando infatti dall’esterno la popolazione scolastica –studentesca e non– non si può non restare sorpresi dalle frequenti discrasie relazionali e comunicative che purtroppo perturbano anche questo universo e che contribuiscono a mantenere attive quelle dinamiche antagoniste legate alla logica del "vincitore / perdente" (win / lose), anziché stimolare, -come accade invece nel campo della Mediazione– la diffusione di azioni collaborative del tipo "vincitore / vincitore" (win / win). Esiste quindi lo spazio per iniziare a consolidare sfide educative nuove fondate sul recupero delle capacità di dialogo, di scambio, di consapevolezza e, soprattutto, di competenza comunicativa. Quella che sempre più emerge é infatti l’esigenza di un recupero del linguaggio emozionale nei rapporti relazionali. Con essa cresce però al tempo stesso la necessità di valorizzare e proporre metodi di insegnamento che sappiano rivelarsi distanti dalla pura e semplice concezione nozionistica e vicini invece al recupero di quelle attitudini e potenzialità umane necessarie a ricondurre ogni relazione su basi di buon senso e di chiarezza comunicativa. Il conflitto positivo Il più delle volte, infatti, i "circuiti del disagio" e le conseguenti reazioni di aggressività Aggressività Stato emotivo riconosciuto come uno degli indicatori più eloquenti del disagio che tende ad instaurarsi tra i protagonisti di un conflitto. L’intervento di Mediazione tende inizialmente a lavorare sull’abbassamento della soglia di aggressività, restituendo così alle parti la possibilità di prendere coscienza delle dinamiche positive attivabili e di quelle invece dannose per il recupero della relazione. e di conflitto Conflitto E’ uno stato della relazione fondamentalmente caratterizzato dall’esistenza di un problema irrisolto, al quale si associa spesso uno stato di disagio intenzionalmente provocato. Nella nostra cultura il conflitto assume una connotazione esclusivamente negativa, riconducibile allo scontro, alla lotta, alla guerra o alla sopraffazione. Le pratiche di Mediazione intervengono invece per riconoscere al conflitto una essenza positiva, quasi un valore aggiunto, che in fondo caratterizza questa dinamica come un processo relazionale capace di generare comunque cambiamento. E’, infatti, sul risultato di queste possibilità di cambiamento che i mediatori operano, dando la possibilità di aprire nel la relazione conflittuale spazi altri - protetti e neutrali in cui le parti antagoniste vengono aiutate a orientarsi su percorsi cooperativi, creativi e di benessere. davanti alle quali continuiamo a dimostrare impotenza, o nei casi peggiori indifferenza, non sono generati ed alimentati altro che da una mancanza di chiarezza nella comunicazione. Questo riesce a farci comprendere quanto i processi stessi di comunicazione non siano solamente da considerare semplici strumenti di cui l’individuo può fare più o meno uso, ma piuttosto quanto invece siano a fondamento del suo stesso modo di essere. Ciò conferma senza alcuna ombra di dubbio che ogni individuo, studente o insegnante che sia, non sceglie se essere o meno "comunicante"; l’unica cosa che caso mai può intenzionalmente scegliere è solo il modo in cui desidera esserlo. E visto che fra le capacità razionali dell’essere umano, la disposizione dell’uomo alla comunicazione è certamente la più evidente e la più importante sono andate consolidandosi nel tempo metodologie ecologiche di comunicazione Metodologie ecologiche di comunicazione sono quelle che prevedono l'applicazione dei principi ecologici alle relazioni umane: coltivare le risorse di ogni persona, rispettare le diversità e nello stesso tempo mantenere una coesione globale in modo che le persone possono agire insieme per un'obiettivo comune. (Liss J.K., La Comunicazione Ecologica, La Meridiana, 1992) concepite attraverso una logica educativa dei sentimenti ed una armonizzazione costruttiva delle emozioni. Pur se nella scuola sono riusciti ad entrare un po’ ovunque progetti e percorsi didattici legati ad esperienze di educazione alla pace, alla legalità democratica o all’accettazione e al rispetto dell’altro ritenuto diverso, quella che continua a resistere è purtroppo una sorta di irrazionalità legata profondamente ad un approccio culturale negativo che continuiamo ad avere un po’ tutti nei riguardi delle relazioni conflittuali. La parola "conflitto" continua infatti ad evocare nella nostra cultura concetti o immagini sgradevoli, facendoci pensare tout court allo scontro, al contendere, all’aggressività e, inevitabilmente, anche alla violenza. Questa resistenza culturale è però possibile rimuoverla, stimolando percorsi di nuova comprensione che inizialmente educhino a riconoscere il conflitto come un fatto naturale e a discriminarlo di per sé, non certo come un bene, ma neanche come un male. Ciò diventa possibile modificando prima l’atteggiamento negativo prevalente nella nostra cultura eurocentrica e poi procedendo verso lo sviluppo di un approccio pedagogico che sappia riconoscere nelle dinamiche conflittuali una potente risorsa per la crescita. In Oriente, ad esempio, la lingua cinese mette in evidenza l'ambivalenza della parola "conflitto", tanto che gli ideogrammi che la compongono allo stesso tempo significano "pericolo" e "opportunita'", confermando appunto che il conflitto puo' essere considerato distruttivo o costruttivo, a seconda, è chiaro, di come viene agito. Un similare punto di vista lo sostiene, ad esempio, il sociologo Ralf Dahrendorf per il quale il conflitto non va rimosso, soppresso o visto come un qualcosa di negativo, ma anzi valorizzato come un elemento dinamizzante non da temere, ma da guardare con interesse in quanto stimolatore di cambiamento per una società che altrimenti apparirebbe statica ed irreale. Come guidare però il cambiamento di un clima scolastico pesante caratterizzato da prepotenze, isolamento, aggressività e turbolenze? E’ indispensabile aprire un accesso ad una trattazione del conflitto capace di mostrarne gli aspetti positivi e di questo da anni si occupa la Mediazione Mediazione Definire concettualmente questo termine può apparire difficile. In molti hanno provato a fornire definizioni che potessero essere sufficientemente complete, ma mai sono riuscite ad esserlo in maniera esaustiva, anche perché la Mediazione è un fenomeno plurale e i cui livelli di intervento sono molteplici. Può entrare, infatti, in tutti i luoghi dove è emerso un conflitto o dove i legami sociali fra individui hanno iniziato dolorosamente a frantumarsi. E’ considerata una filosofia di vita ed una pratica relazionale innovativa, appartenente all’ambito disciplinare delle Alternative Dispute Resolutions. Fondata su approcci legati alla comprensione, alla gentilezza, al rispetto reciproco e alla creatività costruttiva e non distruttiva consente di sviluppare tra le parti in conflitto azioni attive e non reattive. pacifica e nonviolenta dei conflitti. | Obiettivo: Riflettere sui comportamenti che possono generare, incentivare o ridimensionare le conflittualità relazionali e le proprie modalità di porsi di fronte ai conflitti interpersonali. | 1 Riconoscere il valore potenziale del conflitto 2 Riconoscere l’inevitabilità del conflitto 3 Imparare dai conflitti minori come dai più ampi 4 Cercare un accordo che venga incontro ai diversi punti di vista 5 Dare la colpa dei conflitti al carattere delle persone 6 Cercare conferme che tu hai ragione e il tuo avversario ha torto 7 Rifiutare di affrontare il conflitto per paura di perdere 8 Fare i primi passi per discutere apertamente sulla possibilità di risolvere il conflitto 9 Lasciare che il conflitto sia risolto dal tempo e dal mutamento della situazione 10 Cercare un accordo che venga incontro a diversi punti di vista 11 Prima di affrontare un conflitto rifletto per capire che cosa voglio 12 Assumere che è soprattutto l’altro che deve cambiare 13 Cambiare le proprie opinioni solo quando si è davanti all’evidenza 14 Dare la colpa del conflitto al proprio cattivo carattere 15 Dimostrare che si sta comprendendo la prospettiva dell’altro 16 Credere che il conflitto significhi che l’altro deve rimanere sconfitto 17 Dare la colpa dei conflitti agli altri 18 Usare il sarcasmo per mantenere il potere e il controllo 19 È segno di debolezza dover rinunciare in un conflitto alle proprie ragioni 20 Deridere le altrui debolezze | | Numero di persone: Indipendentemente dal numero complessivo del gruppo, si dovranno formare dei sottogruppi di minimo 4 e massimo 8 persone. | | Tempi: Per la parte individuale (A) 15 minuti circa e per la parte in gruppo si può dedicare anche un’ora, in base ricchezza del confronto. | | Materiali: Una copia dell’elenco degli item fogli bianchi in cui indicare le azioni che "favoriscono" e quelle che "non fsvoroscono" per ciascun partecipante. | | Svolgimento: A) Individualmente si esaminano le azioni e i comportamenti riportati nell’elenco sotto; si individuano quali azioni favoriscono e quali non favoriscono una regolazione pacifica e nonviolenta del conflitto. B) Si confrontano le frasi riportate con le abituali modalità di affrontare situazioni conflittuali di ciascun partecipante e se ne discutete in gruppo. Esaminate sempre in gruppo perché certe azioni e convinzioni predispongono ad una soluzione positiva del conflitto e altre ad una soluzione negativa. | Esercitazione: Facilitazioni e ostacoli nella regolazione di un conflitto Educare ed educarsi alla mediazione Per rendersi più conto delle possibilità che attraverso la Mediazione in ambito scolastico diventa possibile esercitare, è opportuno avere un quadro sintetico degli indicatori che generalmente nella scuola contribuiscono all’affioramento dei conflitti nelle relazioni interpersonali. A venirci in aiuto è lo schema seguente dedicato alle origini dei conflitti a scuola: 4@5l@4@11@9@11@9@5xe" o:preferrelative="t" o:spt="75" coordsize="21600,21600"> Riuscire a riconoscere preventivamente bisogni, interessi e valori può evitare l’emersione stessa del conflitto e - paradossalmente parlando - anche il ricorso alla Mediazione. Sappiamo tutti però che se anche le origini del conflitto sono riconducibili alle generiche fattispecie indicate, questo non è affatto sufficiente a garantire modalità pacifiche di comportamento. Bisogna allora educare ed educarsi all’interno delle comunità scolastiche nel far emergere il vero sé in ogni individuo per guidarlo a ritrovare quelle potenzialità umane necessarie a ricondurre ogni relazione su basi di buon senso e di chiarezza comunicativa. Si ha così la possibilità di restituire alla parola "educare" il suo significato prettamente etimologico e vero che è sinonimo di "tirare fuori". Attraverso la Mediazione si intende lavorare infatti per tirare fuori e restituire ad ogni attore sociale presente nell’universo scuola capacità comunicative efficaci grazie alle quali riuscire a comprendere i punti di vista degli altri per poter generare così idee creative, indispensabili per poter uscire positivamente e costruttivamente dai conflitti. Non è infatti un caso se proprio la capacità di essere creativi e propositivi viene richiesta nella Mediazione alle parti in conflitto. Si tratta per i più di uno sforzo mentale notevole e sul cui alleggerimento il mediatore deve impegnarsi per stimolare in ambedue le parti confliggenti la ricerca di accordi, idee ed intese in grado di rivelarsi condivisibili, accettabili e soddisfacenti per entrambi. Deve, in pratica, guidare le parti ad allargare il campo delle loro possibilità stando però attento a non imporre soluzioni che potrebbero apparire a decisione orientata e che rischierebbero così di vanificare irrimediabilmente le possibilità di un’uscita costruttiva dal conflitto. L’obiettivo iniziale della mediazione diventa quello di far riuscire a mettere in contatto con la loro dimensione più immaginativa e sensibile gli stessi protagonisti della disputa, invitandoli ad andare oltre i loro –spesso impulsivi- punti di vista. Si entra così nell’ottica del cosiddetto cambio di prospettiva che comporta per ognuna delle parti coinvolte nel conflitto uno sforzo: quello cioè di comprendere meglio il comportamento dell’altro e di saper accettare sul problema esistente la presenza di più visioni. E’ evidente che si tratta di una competenza chiave che non scatta automaticamente, ma sulla cui acquisizione si rende necessario lavorare per evitare soprattutto che possa perdere di lucidità, specie in condizioni di sovraccarico emotivo o di stress, frequenti spesso nelle relazioni conflittuali. Di esercizi pratici da proporre per sviluppare ed amplificare negli individui capacità creativa, indispensabile davvero per alzare lo sguardo oltre il conflitto, ne esistono diversi e ricadono per lo più nelle cosiddette tecniche di brainstorming. Brainstorming Termine di natura anglosassone che può essere tradotto come tempesta di idee. Esercitarsi a generare idee per uscire dalla relazione conflittuale è una delle azioni alla quale le parti antagoniste vengono guidate dal Mediatore. Lo scopo è quello di far generare direttamente da parte dei protagonisti del conflitto le opzioni migliori e soddisfacenti per uscire entrambi dal loro problema. Si tratta, è ovvio, di esercizi che non comportano alcuna valutazione, ma solo un notevole impegno di visualizzazione immaginativa, dote questa indispensabile per superare quelle che nel conflitto frequentemente appaiono come barriere insormontabili per il risanamento della relazione. Per lavorare al recupero consensuale e pacifico delle relazioni conflittuali è opportuno che nella scuola le metodologie legate alla Mediazione scolastica risultino indirizzate su un piano psico-sociale e relazionale in modo tale da rivelarsi come stimolo, oltre che per un arricchimento della programmazione curricolare, soprattutto per un miglioramento del clima scolastico ed un incremento delle relazioni educative. Esistono diversi livelli, che possiamo definire di acquisizione, riguardo alle metodologie utilizzabili nei percorsi di Mediazione ed essendo questi, anche se strutturati, decisamente flessibili, risultano all’atto pratico oltre modo adattabili ad ogni contesto scolastico. Per iniziare a considerare il conflitto come una dinamica relazionale naturale e, in virtù di questo, tollerabile facilitarne la conoscenza, diventa opportuno acquisire una serie di abilità, di competenze relazionali basilari per procedere verso la mediazione. E’ un primo passo indispensabile per giungere a ritenere il conflitto positivo, in quanto generatore in ogni caso di elementi di vitalità. | PENSARE SEMPRE AL CONFLITTO COME UN PROBLEMA DA GESTIRE NON COME UNA GUERRA DA COMBATTERE: | questo primo livello riguarda il campo della PERCEZIONE, una facoltà che nella Mediazione bisogna imparare a ristrutturare per acquisire la capacità di affrontare le situazioni di conflitto non contrastandole, ma assumendole sotto una prospettiva praticabile fondata sul recupero di risorse da condividere. | | FRENARE L’IMPULSIVITA’E PRIMA DI AGIRE PROVARE OGNI VOLTA A CONTARE FINO A 10 | questo secondo livello è legato al RITMO della RELAZIONE, in genere sempre accellerato e superficiale. Nel conflitto è opportuno invece abituarsi a rallentare, si entra così vicendevolmente in contatto e ci si predispone meglio ad osservare e co prendere. | | EVITARE DI METTERSI A FARE IL MURO CONTRO MURO: | questo terzo livello investe l’ambito della TENSIONE. Le parti antagoniste desiderano prevalere ad ogni costo e anziché privilegiare dinamiche di accordo, sviluppano strategie negative di superiorità. E’ opportuno intervenire nell’edificazione di una COMPRENSIONE ALTRA del conflitto, indispensabile per l’abbassamento del livello di tensione. | | VALORIZZARE E RISPETTARE LE RAGIONI E I CONTENUTI ESPRESSI DALL’ ALTRO: | questo quarto livello è collegato alle dinamiche di COMUNICAZIONE del momento. Si consiglia di evitare di fare riferimento a vicende passate e di avere soprattutto riguardo per quanto l’altro esprime. Non farlo contribuisce a generare ancor più fastidi e circuiti di disagio. | | EVITARE DI RIMPROVERARE E IMPEGNARSI AD ADOTTARE METODI DI CRITICA COSTRUTTIVA: | questo quinto livello riguarda l’area del (PRE)GIUDIZIO. Va evitato assolutamente un atteggiamento "che bolla" in quanto porta a dinamiche di chiusura suscitando sensi di umiliazione. Si lavora su osservazioni non lesive, mantenendo l’attenzione solo sul problema e non come frequentemente accade sulla persona | | NON AVERE PAURA DI DIRE DI NO QUANDO INVECE E’ NECESSARIO | questo livello investe l’ambito della RESPONSABILITA‘, condizione a cui è necessario educarsi per avere atteggiamenti opportuni nei contesti adeguati. Gli educatori, anche a rischio di innescare dinamiche di frustrazione che allontano i ragazzi da rapporti di amichevolezza, hanno il dovere di dire no, favorendo così crescite di responsabilità adulte con il tempo visibili | Tabella delle abilità di base per la mediazione Dallo schema proposto quello che appare evidente è che attraverso la pratica della Mediazione scolastica prendono corpo dinamiche relazionali fondate su una autentica capacità di trasformazione in senso qualitativo e di accrescimento. Nell’ambiente scuola questo consente di lavorare ad un cambiamento migliorativo "CON" gli altri e non "SU" gli altri, restituendo così un valore di simmetricità reciproca tra i diversi attori sociali che in esso operano. Possiamo trovare assonanze in questo con la tecnica tipica del feed-back che, in base alle reazioni, consente un continuo aggiustamento dell’intervento, fondato nel caso della Mediazione, sulla ricalibrazione delle forme di comunicazione tra le parti confliggenti. Il feed-back, per certi versi, si rivela quasi come un termometro, capace di fornirci –metafora permettendo– la "temperatura" del fenomeno dal quale si ritorna, consentendoci così di ottimizzare i correttivi che consideriamo come nostra diagnosi-intervento. Anche i questionari riescono a fornire indicazioni valide per osservare meglio le più diverse dinamiche fenomenologiche e, basta infatti metterne a punto uno, tipo quello d’ingresso che proponiamo nell’esercitazione seguente, per rendersi ad esempio conto di quanti indicatori esistono per avere conferma della pluralità del conflitto, inteso naturalmente come dinamica relazionale, e ancora di più della Mediazione. ESERCITAZIONE SUL CLIMA SCOLASTICO OBIETTIVO: Incentivare la consapevolezza sulla qualità delle relazioni interpersonali dentro la scuola e del suo clima scolastico complessivo. Offrire occasioni per riflettere, comunicare e confrontarsi collettivamente sul modo do vivere e affrontare la conflittualità nel contesto scolastico. NUMERO DI PERSONE: L’intera classe oppure il corpo docente o gruppi misti di operatori della scuola. TEMPI: Complessivamente l’esercitazione potrebbe svolgersi in un arco di tempo da una a due ore, suddividendo i tempi tra la fase di risposta al questionario, fase di raccolta dei dati, fase di confronto e discussione. MATERIALI: Predisporre per ciascun partecipante da una a tre copie del questionario; cartelloni su cui trascrivere i risultati e le osservazioni utili. SVOLGIMENTO: Consegnare il questionario a ciascun partecipante del gruppo. Una volta compilato in tutte le sue parti, si raccolgono i dati ottenuti riportandoli su un tabellone, mantenendo la suddivisione temporale (una volta, mai, spesso), indicando tutte le domande e risposte e raggruppandole in dimensioni positive e negative (o altre più utili al gruppo). Da questi risultati, che si possono anche incrociare tra loro, si apre un confronto tra i presenti sul clima emotivo, su ciò che fa vivere male e in modo conflittuale il rapporto con gli altri, su quali strade di riduzione della conflittualità si possono intraprendere ecc. Questa esercitazione può essere ripetuta, anche individualmente, a distanza di tempo per verificare qual’è lo stato del clima e dei rapporti interpersonali. OSSERVAZIONI: Il questionario si presta ad essere compilato più volte dalla stessa persona, a seconda del numero di persone significative, oggetto del questionario (più colleghi insegnanti, più compagni di scuola, ecc.) Verificata attraverso la lettura dei dati la presenza di indicatori qualitativi relativi al clima dell’ambiente scolastico, si rende poi necessario valutare in che misura l’emersione di fattori come l’aggressività, la collera, le frustrazioni o altre forme di disagio possano, più o meno, contagiare l’intero sistema. Il questionario consente in pratica di fotografare le emergenze emotive e relazionali delle persone che "abitano" la scuola. Rappresenta uno strumento per tutti per approfondire e confrontarsi sul clima relazionale che la scuola vive, da cui partire anche per articolare e sviluppare percorsi di educazione alla mediazione. Questionario sul clima scolastico | Sono un/o/a (indicare se insegnante, studente, altro) sono in questa scuola da ______ anni Durante questo mese, un/a (indicare se collega o compagna/o) | | | una volta | mai | più volte | | 1) Mi ha detto qualcosa di bello | | | | | 2) Mi ha criticato | | | | | 3) Ha parlato male della mia famiglia | | | | | 4) E’ stato/a molto gentile nei miei confronti | | | | | 5) E’ stato/a scortese | | | | | 6) Mi ha insultato/a | | | | | 7) Ha detto che me l’avrebbe fatta pagare | | | | | 8) Ha cercato di spaventarmi | | | | | 9) Mi ha fatto domande stupide | | | | | 10) Mi ha detto bugie | | | | | 11) Ha parlato male con me di altri/e | <P class=MsoNormal |
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