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ENPAP 2009
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I NOSTRI CANDIDATI SIPAP EMILIA ROMAGNA

PLAZZI EDDA nata il 18/01/1959, residente a Ravenna, iscritta Ordine Psicologi Emilia Romagna – Libero professionista
Psicologa-psicoterapeuta a indirizzo rogersiano e gestaltico. Formata in Sessuologia clinica presso il C.I.S. di Bologna, diretto dal prof. G. Ribelli, ha pubblicato articoli sulla Rivista di Sessuologia. Didatta Centro Italiano di Sessuologia. Si occupa di Psicologia e Psicopatologia della coppia. Ha lavorato per i consultori familiari della Regione Emilia Romagna nell'ambito della consulenza sessuologica agli adolescenti. Coordinatrice Sipap Emilia Romagna.


FAORO FRANCO nato il 19/05/1959, residente a Ravenna, iscritto Ordine Psicologi Emilia Romagna – Libero professionista
Psicologo del Lavoro e Psicoterapeuta. A Bologna è amministratore di una agenzia per il lavoro privata (www.sa-change.it), dove insieme ad altri colleghi è consulente per le aziende nell’area delle Risorse Umane. Vive a Ravenna dove svolge attività clinica. È stato in passato Consigliere del CIG dell’ENPAP e oggi è Componente del Collegio dei Sindaci. Componente del coordinamento Sipap Emilia Romagna.

Casi Esemplificativi: Relazione di consulenza tecnica d’ufficio della CTU del Tribunale di Rovigo  
Autore: sipap
Pubblicato: 2005/10/31
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Relazione di consulenza tecnica d’ufficio della CTU del Tribunale di Rovigo,

Dott.ssa F.

Causa

CARLA/FRANCESCO

In data … è stato conferito alla sottoscritta D.ssa F., Psicologa e Criminologa, l'incarico di

C.T.U. relativamente alla causa indicata a margine e più direttamente sulla persona di

MARINA

Al C.T.U. è stato sottoposto il seguente quesito:

"Presa visione degli atti e delle video cassette prodotte, eseguito ogni altro opportuno

accertamento, facendosi assistere, se dei caso, da altri specialisti, proceda il C.T.U. all'esame

della situazione psicologica della piccola Marina anche in riferimento alle sue relazioni con le

figure parentali".

Sono stati nominati quali consulenti di parte il Dr. Silvio e il Dr. Luca entrambi di Rovigo per

il Sig. Francesco, la Dott. Simona di Milano e il Dott. Marco di Milano per la Sig. Carla.

Si ricorda che la D.ssa Simona è stata presente al primo colloquio con le parti e a seguito della

sua rinuncia all'incarico, è stata sostituita dal Prof. Cristoforo di Bergamo.

Al momento dell'incarico al C.T.U. sono state consegnate due videocassette e i fascicoli delle

parti.

I DATI DEI FASCICOLI DELLE PARTI

Nel documento si legge che la Sig.ra Carla attraverso il suo Avv. presenta ricorso per

separazione coniugale. I dati più significativi riferiti nell'atto riguardano il periodo

immediatamente successivo alla nascita della figlia Marina. Vengono indicati "fatti gravi tali

da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza e da creare grave pregiudizio anche

all'educazione della bambina". Al Sig. Francesco viene attribuita la violazione "della fedeltà

coniugale ed assistenza morale". Egli, secondo la ricorrente, le avrebbe detto di "non averla

mai amata".

Alla data del ricorso la Sig.ra Carla era in Italia con la bambina mentre il Sig. Francesco era

rientrato in Africa da qualche giorno. Le richieste riguardavano: l'affidamento della bambina

alla madre; l'assegno di mantenimento; una ridistribuzione dei capitali in denaro depositati

presso la banca; di ritornare in possesso di tutti i sui beni personali giacenti presso l'abitazione

di …

In data … l’Avv. ha presentato risposta all'azione promossa dalla Sig. Carla.

Nel documento si legge che il Sig. Francesco respinge tutte le domande del ricorso e fornisce

altri elementi in ordine a quanto esposto dalla. Sig. Carla.

Il Sig. Francesco contestava: la sottrazione della minore, l’abbandono del domicilio coniugale

e la non conoscenza dei motivi che hanno portato la Sig. Carla a chiedere la separazione.

Nel documento si legge che la coppia ha avuto un ménage sereno soprattutto dopo la nascita

della figlia Marina; il trasferimento in Africa del Sig. Francesco è stato determinato da ragioni

di studio e di lavoro; la Sig.ra Carla era corrente dei progetti del Sig. Francesco e li ha

condivisi; che la Sig.ra Carla ha continuato ad avere costanti rapporti con la sua famiglia di

origine (vengono riportati nei documento i periodi di soggiorno dei familiari della signora e i

suoi rientri in Italia con la bambina); nel giugno del … i coniugi hanno trascorso un periodo

di vacanza in Italia prima presso la famiglia del Sig. Francesco e poi presso quella della Sig.ra

Carla; gli accordi erano per un rientro in data … del Sig. Francesco e in seguito in data …

della Sig. ra Carla con la figlia; al rientro in Africa il Sig. Francesco ha ricevuto notizie

dell'intenzione della moglie di non fare rientro nella casa coniugale e trattenere con sè la

figlia, non solo senza il suo consenso, ma contro la sua volontà".

Nel documento si legge che il Sig. Francesco ha compiuto numerosi tentativi per conoscere le

ragioni della decisione della Sig.ra Carla ma "è stata resa difficile una libera comunicazione

(...) per le interferenze dei molti parenti conviventi (...) è stata vietata qualsiasi comunicazione

di persona e telefonica con la piccola figlia". Il Sig. Francesco è ritornato in Italia nell'agosto

del … e ha fatto ricorso a strutture pubbliche e a privati, ha fatto ricorso anche alla forza

pubblica.

Nel ricorso si legge: anche quest'ultima condotta costituirebbe ragione per addebitare la

separazione alla moglie poiché si traduce nel "grave pregiudizio all'educazione della prole".

Vengono riferite alcune considerazioni sull'interruzione dell'esercizio della potestà, sulle

sofferenze che l'evento traumatico può provocare nei bambini che non hanno gli strumenti per

comprendere quanto sia accaduto e per evitare "l’ansia abbandonica".

Il Sig. Francesco attraverso l'Avv. Jacopo chiede che vengano respinte "tutte le circostanze e

gli assunti circa la separazione, che allo stato, si respinge perché infondata in fatto e in

diritto".

Nello stesso atto viene chiesto l'affidamento della minore al padre, l'affermazione

dell'abbandono del domicilio coniugale e la sottrazione della figlia minore.

Nel caso la conciliazione non portasse nessun esito, l'Avv. Jacopo chiede: l'affidamento della

figlia al padre e la dichiarazione di separazione fra i coniugi. In sub-ordine l'affidamento

congiunto di tre mesi di convivenza alternata ad entrambi i genitori.

Nel documento datato … presentato al Tribunale di Rovigo dall'Avv. Massimo il Sig.

Francesco chiede attraverso il suo legale un accertamento preventivo sulla condizione

psicologica della figlia. La richiesta prende avvio dal fatto che in occasione dell'udienza

dell'ottobre … i difensori "della parte ricorrente ventilavano l'esistenza di una situazione di

profondo disagio psicologico nella minore, con particolare riferimento al suo rapporto con la

figura paterna fino al punto di far balenare l'opportunità di evitare allo stato incontri tra padre

e figlia".

Il Sig. Francesco fa presente che: è dal mese di giugno che non vede la figlia; che è

preoccupato del suo stato di salute, anche psicologico; che egli riceve informazioni sulla

condizione "fuori della norma". Il sig. Francesco nel suo esposto chiede di: sapere i sintomi,

le relazioni mediche, le visite specialistiche e come mai non è stato informato e messo in

contatto con gli eventuali sanitari.

Per l'udienza del … l'avv. Massimo chiede che il Tribunale voglia disporre un accertamento

tecnico psicopedagogico sulle condizioni della minore.

L'avv. Domenico per la Sig. Carla presenta memoria difensiva nella quale si legge: che la

Sig.ra Carla è intenzionata a far luce sulle anomale e reiterate pratiche e/o abitudini di tipo

masturbatorio della piccola Marina. Abitudini che vengono documentate attraverso la

produzione di video cassette.

Nel documento si legge: "le immagini della bambina, spontanea e rilassata, diventano a dir

poco assai preoccupanti e allarmanti, per le espressioni e i racconti di Marina a proposito del

padre, che le accompagnano". La sig.ra Carla si richiama alla sua responsabilità di madre che

desidera conoscere meglio i problemi della figlia e quali siano i rimedi da mettere in atto. Al

documento è allegata una relazione della D.ssa Simona (consulente di parte nella prima fase

dell'indagine) in ordine alla valutazione del comportamento della bambina fissato dalla videocamera.

La D.ssa Simona riferisce: "Degno di attenzione (…) l'atteggiamento disinvolto della

bambina (adusa ad essere ripresa e, quindi, sempre rilassata e spontanea) e quello non

punitivo messo in atto dagli adulti (....) il comportamento della bambina può trovare non raro

riscontro nell'età infantile, teniamo a sottolineare che il linguaggio usato dalla minore lascia

intravedere la possibilità di problematiche non rientranti nel normale sviluppo psicoaffettivo".

La Consulente conferma la necessità che venga effettuato un approfondito esame

sulla bambina, ma venga altresì effettuato un accurato esame sulle figure genitoriali.

Agli atti sono presenti alcuni documenti riguardanti il Sig. Francesco redatti dall'Università

dello Stato di … Dipartimento dell'educazione di Stato. Tali documenti riguardano i corsi e le

verifiche che i medici devono sostenere per l'esercizio della professione medica. I documenti

sono datati …

Sono presenti agli atti anche due relazioni riguardanti il Sig. Francesco redatte dal Prof. …

M.D. del Dipartimento di Medicina Interna dell'Ospedale e dalla D.ssa Pina. Entrambe le

relazioni sono datate …

Nella prima relazione si legge che il Sig. Francesco presso il suo reparto è conosciuto per le

"sue spiccate qualità umanistiche". Ha buone capacità clinico-professionali. Lavora presso

servizi di disintossicazione in collaborazione con uno psicologo e un'assistente sociale. E'

stato incaricato dell'insegnamento di Medicina agli allievi medici. Nella valutazione mensile

alla quale vengono sottoposti tutti gli specializzandi dei reparto il Dr. Francesco è stato

valutato come il migliore dei gruppo con note di merito".

Il rapporto della D.ssa Pina è relativo a delle consultazioni che il Sig. Francesco ha richiesto a

partire dal luglio … La D.ssa Pina riferisce che il Sig. Francesco si è recato da lei per avere un

sostegno psicologico dopo la rottura del legame coniugale. La D.ssa mette in luce lo sforzo

compiuto dal Sig. Francesco per comprendere le ragioni della separazione coniugale, per

valutare meglio i bisogni della figlia. La valutazione della D.ssa è generalmente positiva.

LE OPERAZIONI PERITALI

Come primo atto sono stati letti attentamente i fascicoli agli atti e le parti salienti sono state

riportate più sopra. In merito ai contenuti degli atti il C.T.U. non ritiene necessario fare alcun

commento se non rilevare che si parla per la prima volta del comportamento masturbatorio

della bambina solo nel mese di ottobre in occasione dell'udienza. Prima di allora, come risulta

dagli atti stessi, non emerge alcuna informazione di sorta. Non risulta nemmeno che la Sig.ra

Carla in occasione della prima azione di separazione, avesse parlato esplicitamente di

comportamenti masturbatori della figlia, vi sono solo alcune indicazioni generiche sul

comportamento del Sig. Francesco come coniuge. E' riferito: "Successivamente si

manifestarono gravi fatti tali da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza e da

recare grave pregiudizio anche all'educazione della bambina". La frase immediatamente

successiva è più esplicita: Infatti il Sig. Francesco violò il dovere della fedeltà coniugale ed

assistenza morale; espressamente dichiarò alla moglie di non averla mai amata". Nessun

riferimento, quindi, al problema centrale della masturbazione e degli eventuali nessi di causa

con un particolare comportamento del padre.

Come secondo atto dell'indagine sono state attentamente visionate le video cassette

consegnate al C.T.U. La prima video cassetta riporta all'esterno la data del … La stessa data è

impressa automaticamente nel video. In questa cassetta sono riportati anche i tempi di

registrazione. La ripresa inizia alle ore 18,12 con la bambina che si masturba agli angoli di un

cassapanca. Non c'è nessun dialogo. La prima ripresa si conclude alle ore 18,14. Vi è un

margine di tempo che va dalle ore 18,14 alle ore 18,21 non riportato nella cassetta. Alle 18,21

la bambina viene nuovamente ripresa mentre continua il suo gioco masturbatorio agli angoli

della cassapanca. E' consapevole che qualcuno la sta riprendendo: essa si rivolge con lo

sguardo e saluta con la mano. E' in questa ripresa che la bambina riferisce dopo che una

persona presente nella stanza le chiede "Vieni, andiamo a fare un gioco. Cosa fai … ?" "...me

lo ha insegnato il mio papà.. (vi sono altre parole che non si capiscono)". "Cosa?" qualcuno le

chiede. "E io no e io urlavo e il papà sì e io urlavo… non mi fare così (ripete) e lui sì".

Sempre una persona presente nella stanza chiede alla bambina: "Perché sei triste?" La

bambina si allontana dalla cassapanca e si appoggia le mani sul pube e dice "… io piangevo…

io urlavo (fa un grido)". Le viene chiesto "andiamo a fare la pizza?" e lei risponde "…un

gioco, il gioco degli orsetti". Il dialogo continua su altre questioni. Questa seconda ripresa

finisce alle 18,26. La terza ripresa inizia alle ore 18,32. La bambina è sempre appoggiata con

il pube alla cassapanca "..mi sgridava... e piangevo perché mio papà mi faceva male..". "Ma

quando"?, qualcuno le chiede, ".. (non è molto chiaro quanto dice) con me…" Dalle ore 18,33

alle ore 18,34 la cassetta si interrompe per qualche secondo per iniziare ancora alle 18,34 e

concludersi alle 18,35. Le viene chiesto nell'arco dell'ultimo minuto per due volte "adesso

cosa fai?" La bambina non dà alcuna risposta. Il dondolìo sulla cassapanca si interrompe

improvvisamente per chiedere altre cose. La seconda cassetta riporta all'esterno la data del…

Il video non ha impressa la data e nemmeno l'ora della ripresa, come invece è avvenuto nella

prima cassetta. La bambina è ripresa in una stanza. In un primo momento è in piedi e in

questa posizione inizia il dialogo con una persona presente nella stanza. La bambina dice

"Ciao" e le viene chiesto : "chi sei?".. e risponde. E il dialogo prosegue con la bambina distesa

prona su di un tappeto con le mani appoggiate al pube in evidente fase masturbatoria. Ha

accanto molti pupazzi. La persona le chiede: "Mi racconti qualcosa" … "Chi è venuto a

trovarti?" La bambina risponde: "Mio papà". "Che cosa ti ha detto?" e risponde "Ciao". Il

dialogo continua e viene chiesto alla bambina che continua a dondolarsi sul tappeto

"Giochiamo con i pupazzi?" Marina risponde "No!". Sempre Marina dice: "I1 papà (deve?)

salutarmi o salutarli" e l'adulto che le è vicino le dice "dobbiamo dare la pappa agli orsetti

prima di portarli giù al papà....". La bambina viene invitata ad andare a riposarsi e dice

"andiamo giù ... (la frase non è chiara ma il riferimento è al papà) ...a salutare il mio papà".

Anche in questa seconda ripresa la bambina si alza dal tappeto e parla d'altro. Il tono della

conversazione ha delle note di tristezza. Il C.T.U. ricorda che il giorno … è stato un giorno di

tensione tra i due genitori che non si sono accordati su come far incontrare la figlia con il

padre.

La visione delle registrazioni mette in luce un concreto comportamento masturbatorio da parte

della piccola …. Prima di sviluppare le considerazioni sulla natura e sull'eventuale eziopatologia

del comportamento della bambina, al C.T.U. sembra indispensabile fare alcune

riflessioni in merito al senso psicologico, umano e sociale che tali riprese comportano.

Dalla valutazione delle cassette sembra dover ragionevolmente escludere che l'intento fosse

quello di riprendere la bambina mentre "aiutava gli adulti a fare la pizza". Anche se nel corso

della ripresa e in un momento de tutto casuale è stato fatto un riferimento "alla pizza" l'inizio

delle riprese avviene esattamente quando la bambina è in piena attività masturbatoria

accoccolata sulla cassapanca. Del fare la pizza viene fatto riferimento solo alla fine della terza

ripresa e quando la bambina interrompe la pratica masturbatoria. La bambina parla della pizza

ma nessuna ripresa la vede impegnata in questo compito. Nel resto delle riprese, salvo

brevissimi momenti dove si vede la bambina muoversi per la casa, essa appare nella posizione

di masturbarsi agli angoli della cassapanca prona sul tappeto. L'intensità delle riprese

consente di ipotizzare che l'obiettivo non fosse quello di riprenderla mentre faceva la pizza

quanto di avere un prova sul fatto che la bambina si masturbi e che esiste uno stretto rapporto

tra la masturbazione e le parole che la bambina esprime nei dialoghi durante le riprese.

Si sottolinea parole in quanto Marina, nel corso della conversazione che ha con gli adulti, fa

precisi riferimenti alla figura del padre, ma il tono della voce nasconde una certa confusione,

un certo imbarazzo che emerge soprattutto quando l'adulto incalza con domande precise. Si ha

più volte l'impressione che la bambina dopo aver fatto alcune affermazioni reagisca in modo

irritato e aggressivo (quando conclude le affermazioni sul padre "… mi urlava e io piangevo

..urlava e io piangevo".. esca dalla scena con un urlo quasi liberatorio). Altra considerazione

riguarda la complicità che l'adulto esprime con la bambina nella sua pratica masturbatoria. La

bambina nel corso delle riprese è consapevole della presenza dell'adulto con la telecamera ; la

bambina rivolge lo sguardo alla persona che la sta riprendendo sorridendo, muovendo la

mano, in segno di saluto e con una mimica di compiacimento. Marina, che è una bambina

intelligente, capace di relazioni affettive intense, con tutta probabilità coglie l'attenzione

dell'adulto sulla sua attività masturbatoria. La bambina dimostra di essere in grado di "stare

nella situazione" creata dagli adulti: essa ha con loro un rapporto di fiducia e, rispetto a loro,

sperimenta un positivo sentimento di appartenenza .

Si ribadisce che le riprese sono concentrate esclusivamente sui comportamenti masturbatori

della piccola, la quale ovviamente li agisce non solo in funzione di una soddisfazione di

bisogni affettivi, ma anche per tutti quegli effetti di ordine secondario che si possono

intravedere nella traduzione simbolica del suo comportamento e del suo linguaggio. La

bambina parla con un tono di voce non spontaneo, alterando la voce. Anche il dialogo nel

corso della ripresa non sembra spontaneo, in alcuni momenti essa sembra trasmettere

verbalmente non un vissuto immediato, ma un insieme di affermazioni linguistiche che

rispondono più ad un bisogno di ordine simbolico, quasi un richiamo immaginario del padre.

Marina alle pratiche autoerotiche dà un senso che, con molta probabilità, non coincide con

quello attribuito dagli adulti: nella masturbazione la bambina probabilmente cerca di

compensare uno stato di sofferenza, di malessere relazionale con le figure genitoriali, che non

sanno farsi carico del suo "sentimento di perdita". Il significato da attribuire ai riferimenti alla

figura patema non deve essere solo di ordine linguistico o letterario (è chiaro il riferimento al

padre che "le fa male" ma è altrettanto chiara l'esigenza della bambina soprattutto nella

seconda cassetta, di incontrarlo e di salutarlo), ma anche a quello di ordine simbolico. Questo

è il linguaggio che maggiormente viene utilizzato nei bambini che non hanno raggiunto

ancora un sufficiente realismo e, che in generale, non hanno ancora sviluppato quelle capacità

di ordine intellettivo astratto. Di fronte a situazioni fortemente conflittuali verso le quali il

bambino, in via di massima, non sempre è adeguatamente attrezzato ad arginare l'ansia che

producono, egli risponde con gli strumenti concettuali, affettivi e cognitivi consoni alla sua

epoca evolutiva e, se egli si trova in un'età pari a quella di Marina può attingere le proprie

difese più nel mondo fantasmatico, simbolico che in quello reale. Con ciò non si vuol dare

alla bambina la responsabilità di mentire, di inventare la realtà e quindi negare l'esistenza del

problema della masturbazione. Ma dal modo in cui vengono ricostruiti i nessi di causa , con

quali intenti vengono decodificati i messaggi e infine, dal tipo di relazione che esiste tra

l'adulto che interpreta e il soggetto/attore dell’azione e, come nel nostro caso, anche con

l'adulto chiamato in causa, possono dipendere le chiavi interpretative e l'attribuzione di

significato al comportamento stesso della bambina.

Sulla base di quanto è emerso dalle videocassette è possibile affermare che la bambina, al

momento dell'indagine, manifestava marcate attitudini alla pratica autoerotica. La ripresa

video della bambina, così come è emersa dai documenti consegnati al C.T.U., non può che

essere interpretata in senso "dannoso" e "rischioso".

Le video cassette con le lunghe riprese (la prima dalle ore 18,12 alle ore 18,35 con brevi

intervalli, la seconda con tempi inferiori ma sempre concentrata sull'azione masturbatoria

della piccola) fanno pensare ad una difficoltà a distinguere gli interessi della bambina da

quelli di altri soggetti coinvolti nella situazione. La bambina nel corso delle riprese, a parere

dei C.T.U. , è stata violata nella sua sfera personale, è stata coinvolta in un meccanismo

conflittuale che riguarda più direttamente i genitori.

L’atteggiamento della bambina verso il padre, il quale viene chiamato in causa come fonte di

"sofferenza" ha, per alcuni aspetti psicologici, una connotazione di ambivalenza.

L'ambivalenza va interpretata all'insegna dei tipo di rapporto che esisteva tra la bambina e il

genitore (nei colloqui la Sig.ra Carla riferisce che la bambina con il padre aveva un rapporto

molto intenso, e che l'intensità era stata evidenziata anche a persone terze che

occasionalmente avevano la possibilità di vedere l'interazione padre-figlia) e alla sua brusca

interruzione (la bambina arriva in Italia nel mese di giugno con il padre e poi per circa tre

mesi non lo rivede più e lo reincontra dopo molto tempo e in situazioni non agevoli). La

bambina in questo modo è stata posta in una posizione di passività , ossia non ha avuto la

possibilità di comprendere e interagire attivamente nella crisi della sua famiglia. La passività,

come espressione di impotenza, si manifesta propri nella pratica masturbatoria,

autoconsolatoria, come risposta ad un contesto che la vincola e la condiziona.

A questo punto delle considerazioni peritali merita fare qualche riflessione sul comportanento

masturbatorio di Marina.

Dai colloqui avuti con entrambi i genitori emerge che la piccola aveva già nel periodo in cui

viveva a … con entrambi i genitori, episodi di "tipo masturbatorio".

La madre riferisce che la figlia aveva spesso degli arrossamenti nell'area genitale e si

masturbava spesso. (si metteva i pupazzi tra le gambe). Più volte aveva parlato con il marito

per avere indicazioni su come intervenire ma riferisce di aver ricevuto solo delle generiche

rassicurazioni. La Sig.ra Carla fa risalire al giorno… la prima evidente masturbazione, durante

la quale la bambina introduce nel dialogo riferimenti espliciti al padre.

Prima di entrare nel merito della storia di … si riportano alcune considerazioni generali sul

problema della masturbazione infantile.

In via generale, la manipolazione degli organi sessuali ha inizio verso i 6-7 mesi e rientra

nello schema sensomotorio che favorisce la scoperta dei proprio corpo. Verso i 2-3 anni

compaiono vere e proprie masturbazioni (sia nel maschio che nella femmina) che si

presentano sia come masturbazione diretta che come attività ritmica.

"A questa età, l'attività masturbatoria è accompagnata da una frequente attività fantasmatica

più o meno colpevolizzata in base all'atteggiamento parentale: fantasia urinaria o defecatoria,

fantasie sulla scena primaria". (J. De Ajuriaguerra, D. Marcelli, Psicopatologia del bambino,

Masson, Milano, 1991, pag. 219).

Ma il comportamento di … può essere inserito in un quadro di "patologia della sfera

sessuale"? Il C.T.U. ritiene dover rispondere citando quanto viene affermato in Trattato di

psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (Lebovici, Diatkine, Soulé, Ed. Boria, Roma,

1990, Vol. 2, pag. 287). A partire dai primi decenni dei XX secolo e, in modo particolare,

dall'opera di S. Freud la sessualità infantile assume una notevole importanza nello sviluppo

psichico dell'essere umano. Ma soprattutto che la sessualità infantile non viene più

considerata come essenzialmente deviante o "perversa". Allo stato attuale dello sviluppo degli

studi in campo infantile "definire la perversione e tentare di coglierne il concetto nel bambino

partendo dalle sole modalità "atipiche" dell'atto sessuale, ossia dalle condizioni insolite che

presiedono al suo compimento - come si potrebbe fare per l'adulto - oggi potrebbe essere

inteso solo come un non senso".

Gli studiosi della sessualità infantile hanno introdotto un concetto più aperto per definire i

comportamenti della sfera sessuale: con studio dello "sviluppo psicosessuale" viene affermata

una modalità di comprensione della sfera sessuale del bambino più estensiva e inclusiva di

tutte le altre sfere del funzionamento psichico, compresa anche la sfera fantasmatica, sia

conscia che inconscia. Si può inoltre affermare che il bambino prima di raggiungere la

completa

definizione delle sue funzioni sessuali attraversa un periodo di indifferenziazione, di

sottomissione al gioco delle pulsioni parziali, ossia si trova in una dimensione di tipo

"perverso, polimorfo".

Secondo quanto detto dagli autori il comportamento di Marina potrebbe ricadere in un ambito

di "normalità evolutiva". Ma nella bambina la masturbazione assume spesso un andamento

compulsivo e, in più, emergono i riferimenti alla figura paterna.

L'attività masturbatoria di Marina per essere correttamente interpretata e valutata deve essere

messa in relazione al suo contesto e al suo ambiente di vita (ovviamente per ambiente di vita

non va inteso solo quello della madre dove la bambina vive attualmente, ma la relazione

affettiva con i genitori). L'attività autoerotica si sviluppa in un contesto particolare dove esiste

una tensione d’ambiente che mette in luce un complicato gioco tra i genitori, tra genitori e

figlia. La qualità dei rapporti di Marina con il suo ambiente non è rassicurante: la bambina

nell'arco di breve tempo è passata da un contesto familiare ad un altro. Essa non può non aver

vissuto in modo traumatico la separazione dei genitori, la rottura del legame affettivo con il

padre. Nei colloqui la Sig.ra Carla ricorda che il padre accudiva la bambina, la teneva con sé,

nello studio seduta sul seggiolino, nelle notti quando la piccola non riusciva a dormire. La

bambina posta di fronte ad una situazione di così forte tensione può essere stata provocata a

mettere in atto "reazioni di prestanza" alternate a fasi di "reazione d'abbandono". La bambina,

con molta probabilità, si è trovata nella difficoltà di restaurare narcisiticamente la propria

immagine in relazione ai suoi genitori proiettando su loro, in modo particolare sul padre "che

l'ha abbandonata (perché non può essere che questo il vissuto della bambina) gli oggetti

cattivi internalizzati, fantasie di abbandono e di tipo persecutorio.

Nella masturbazione la piccola Marina mette in luce una certa difficoltà a reagire in modo

elettivo alle situazioni di abbandono. La piccola attraverso la masturbazione sembra

soddisfare un desiderio di controllo onnipotente della realtà che vive come frustrante e carica

di sofferenza psichica. La masturbazione, inoltre, le consente di non disorganizzarsi in un

mondo in cui è totalmente dipendente e sottomessa agli adulti.

L'attività masturbatoria di Marina così come affermato da entrambi i genitori, ha inizio prima

dell'anno… La bambina sembra quindi aver appreso un comportamento precoce che, se

inizialmente aveva solo parzialmente un carattere "comunicazionale e relazionale" (l'attività

masturbatoria come precursore delle relazioni con la madre e il padre), essendo cambiato il

contesto ed essendo aumentando le soglie d'ansia, Marina ha assegnato all'attività

masturbatoria una funzione di compensazione di desideri frustrati, di impotenze e di ricupero

di spazi di potere e di dominio nel rapporto con i genitori.

Nel volume citato più sopra (" Trattato di Psichiatria…", Pag. 295) viene riferito un esempio

di bambini che si masturbano in pubblico (la Sig.ra Carla ricorda spesso che la bambina si

masturba a scuola , in presenza di altre persone) "in cui il carattere esibizionista di tale attività

pone difficili e complessi problemi clinici. (...) Possono essere presenti due situazioni (...) In

un primo caso tipico, è difficile non tener conto dell’ambiente. La curiosità esasperata degli

adulti è percepita dal bambino come un'autentica aggressione sessuale anzichè inibire il

bambino, lo eccita".

L'altra forma citata dall'Autore "implica la trasformazione della masturbazione in attività

compulsiva che la mancanza di vero orgasmo e di eiaculazione può rendere continua.

L'intensità e la violenza delle rappresentazioni fantasmatiche vengono compensate in parte dal

diniego, legato al fatto che il bambino sa che l'immaginario è immaginario. In particolare egli

può attivare il suo scenario tutte le volte che vuole, nel punto desiderato (nelle riprese la

bambina lascia l'attività masturbatoria e ricomincia nella stessa posizione in una diversa). In

tal modo può non farsi invadere da affetti penosi o troppo intensi, come avverrebbe se si

trovasse di fronte ad una scena che si svolge realmente dentro il suo campo percettivo. Tale

processo di

rimozione, che riguarda le rappresentazioni (il bambino è rigorosamente inconsapevole che i

personaggi evocati derivano spesso, con un passaggio molto breve, dai genitori) e insieme gli

affetti, a volte è inadeguato. Il soggetto viene preso, perciò, da un bisogno frenetico dì

ricominciare per contenere gli effetti di tale "ritorno del rimosso". La Sig.ra Carla sicuramente

garantisce alla bambina un rapporto di continuità, di stabilità, di presenza affettiva, di

sicurezza, ma forse non è sufficiente e non lo può essere a compensare l'assenza della figura

paterna, il quale è da tempo assente dalla scena familiare e non permette alla bambina di

verificare la sua presenza e quindi, consentirle di calmierare l'angoscia derivante dalla sua

perdita. Nel non visto (ossia nell'assenza della persona amata , nel nostro caso il padre, si

proiettano i desideri cattivi e le paure: nella masturbazione di Marina si può intravedere lo

sforzo che la bambina fa per controllare il "non visto" e le componenti di ansia che questo

introduce nella vita psichica.

La bambina con il suo comportamento masturbatorio, con le fantasie persecutorie introduce

nei dialoghi solipsistici, afferma con titolarità la sua sofferenza, la sua angoscia e il suo

malessere di fronte a genitori che nella lotta tra di loro impediscono a lei di avere un rapporto

sereno con entrambi.

Non è infrequente riscontrare nella letteratura e nell'esperienza quotidiana le evoluzioni

psicopatologiche della personalità dei bambini sottoposti a gravi stress di tipo affettivo di

fronte alla separazione dei genitori. Se una interpretazione psicopatologica può essere data

alla masturbazione della bambina, questa può trovare una obiettività proprio nella

conflittualità tra i genitori che costituisce l’humus sul quale si innesta il disturbo relazionale .

La discordia tra i genitori comporta l'inclusione del bambino come parte attiva della coppia e,

secondo gli autori del Trattato di psicopatologia dei bambino egli viene introdotto "più o

meno direttamente nell'intimità delle relazioni parentali, cosa che nella sua organizzazione

fantasmatica può corrispondere alla messa in atto di un fantasma di scena primaria e

rinforzare o riattivare l'insieme della problematica edipica".

La costruzione di un nesso di causalità lineare tra "la masturbazione della bambina, i

riferimenti che essa fa al padre e a precisi comportamenti del padre" appare riduttiva per

comprendere più a fondo i problemi della piccola.

Il C.T.U. tenterà di offrire una ricostruzione di tipo circolare dei problemi della bambina

attraverso la considerazione di alcuni fatti o eventi che maggiormente ricorrono nella storia di

Marina e nelle relazioni con i suoi genitori:

- la bambina ha iniziato ad avere manipolazioni degli organi sessuali in tempi precedenti a

quelli nei quali è stata fatta denuncia, quindi aveva già dimostrato di essere in grado di agire

sul proprio corpo sia in termini di conoscenza di sé ma anche di aver raggiunto una "normale

tappa evolutiva della sfera della sessualità";

- entrambi i genitori erano al corrente dei comportamenti della figlia. Nessuno dei due genitori

si è preoccupato, allora, di approfondire il problema, ma non era nemmeno emerso nulla circa

la responsabilità del padre;

- il padre, a detta della Sig.ra Carla è stato un "buon" padre. I rapporti tra figlia e padre erano

molto intensi. I dubbi hanno cominciato ad insorgere dopo la separazione e nel mese di

agosto;

- dal mese di agosto cominciano le preoccupazioni per i comportamenti della figlia: nella

ricerca delle cause viene escluso il padre, ma egli viene escluso anche dal rapporto con la

figlia e verso di lui si condensano dubbi. Una ricerca delle cause avrebbe dovuto veder

coinvolto il genitore assente e ad egli avrebbero dovute essere offerte tutte le opportunità per

capire insieme con la madre i problemi della figlia. I problemi riguardavano interessi superiori

che dovevano prevalere sui loro personali interessi di coniugi in crisi coniugale;

- nei primi giorni di settembre iniziano le video-riprese. Le riprese e l’insistenza con la quale

queste vengono effettuate, a parere dei C.T.U., non sono del tutto ininfluenti all’aggravamento

del problema della bambina. Si veda quanto detto più sopra a proposito del ruolo degli adulti

nell'osservare i bambini che si masturbano;

- nei primi mesi di settembre iniziano le consultazioni di uno specialista che dovrebbe aiutare

la Sig.ra a risolvere i problemi masturbatori. A marzo … i problemi continuano e, quindi,

sembrerebbe opportuno chiedersi se la natura del problema della piccola Marina sia stato

correttamente diagnosticato e correttamente affrontato;

- la bambina a dicembre ha potuto reincontrare il padre. Essa passa qualche giorno a casa con

i nonni;

- in questo primo periodo che trascorre con il padre la bambina non presenta alcun

comportamento masturbatorio.

Viene riferito ciò alla Sig.ra Carla in occasione di un incontro presso la sua abitazione ed essa

risponde che "si vede che il padre l'ha soddisfatta". Da questa affermazione si può desumere

che la Sig.ra. Carla ha una certa difficoltà ad interpretare correttamente i bisogni della

bambina;

- la bambina passa ancora qualche giorno a gennaio con il padre e con i nonni paterni.

Durante un incontro presso la loro abitazione emerge che la bambina ha avuto qualche

accenno masturbatorio, in macchina quando rientravano da …, quando era da sola davanti alla

televisione e apparivano scene di una certa intensità emotiva (bambini e genitori in

interazione tra di loro).

I nonni paterni hanno rilevato che la bambina , in assenza del padre (es. quando era venuto al

… per il colloquio con il C.T.U) aveva iniziato brevi azioni masturbatorie abbandonandole

non appena essi la interessavano in altre attività;

- che influenza può avere avuto e ha la personalità del padre nello sviluppo sessuale della

bambina e rispetto a quanto è emerso negli ultimi mesi? Dai colloqui avuti con il sig.

Francesco non è emerso nulla nella sua personalità che possa fa pensare che egli avesse con la

figlia un comportamento specifico e tale da costituire la causa della masturbazione. La sua

storia evolutiva appare del tutto normale. Così pur la sua storia professionale. Emerge una

certa rigidità espositiva, una difesa tesa alla razionalizzazione. Non è dello stesso parere la

Sig.ra Carla che rimprovera al marito di "essere perverso". Di averla sottoposta a pratiche

sessuali particolari (rapporti anali) di fronte alle quali non è riuscita a sottrarsi. Di averla

indotta a leggere volumi a sfondo erotico-pornografico. Di aver preferito alla vita familiare la

vita lavorativa. Di aver avuto delle attenzioni morbose per gli omosessuali, per gli ammalati

di Aids e ciò lo ha dedotto perché le raccontava, spesso, le storie cliniche delle persone che

aveva in cura presso il suo reparto, degli esiti delle malattie e delle sofferenze morali dei

pazienti. La Sig.ra afferma che il marito aveva più attenzione per i suoi pazienti che per i suoi

familiari: quando tornava a casa non si cambiava, non si lava le mani con il rischio di

introdurre malattie. Di aver avuto relazioni extra-coniugali. Di avere una famiglia di origine

poco affidabile. Di non essere stato sincero sul piano religioso. Di aver mentito sulla sua

religiosità, accettando di sposarla in chiesa e poi, invece, dimostrandosi poco religioso nel

comportamento e definendosi ateo. Di rendersi conto ora della particolarità del rapporto che il

Sig. Francesco aveva con la figlia: era troppo permissivo, le lasciava fare ogni cosa

desiderasse, non era mai in armonia con i suoi orientamenti educativi, anche di tipo religioso.

Complessivamente la Sig.ra lamenta che il Sig. Francesco era molto freddo nei suoi confronti

anche nei momenti di intimità. Nel corso dei colloqui (affermazioni riportate dal C. di P. e

dalla Sig.ra) emerge la presenza di documentazione epistolare, cassette registrate che, secondo

le parti, potrebbero meglio far capire la personalità dei Sig. Francesco Al C.T.U. non è stato

offerto alcun materiale di questo tipo e quindi non vi sono commenti da riferire a tal

proposito. Da quanto riferito dalle parti e dalle interpretazioni che se ne possono dare emerge

che: i coniugi sono e sono stati in grave conflitto tra di loro. Le note negative che la Sig.ra

Carla e i Consulenti di Parte hanno espresso, nel corso dei colloqui, nei confronti del Sig.

Francesco, non possono essere ritenute sufficienti e obiettive per la ricostruzione scientifica

del nesso di causa del comportamento masturbatorio della piccola. I giudizi negativi che

vengono dati al Sig. Francesco per la particolarità delle relazioni sessuali con la Sig.ra

,obiettivamente non possono costituire un assunto per il quale se si è comportato in un certo

modo con la moglie e lei lo ritiene "perverso", questa affermazione non è sufficiente per

ridurre allo stesso segno i rapporti con la figlia. I giudizi riguardano comportamenti tra adulti

in grado di relazionarsi in piena libertà e con il reciproco consenso. Ciò che emerge con

evidenza è la diversa modalità di mettersi in relazione dei due genitori con la piccola Marina.

E’ molto probabile che il padre avesse con la piccola un rapporto affettivo rassicurante e

gratificante che, in qualche modo, condizionava lo schema interpersonale tra bambina e

mondo degli adulti.

Uno stile relazionale molto gratificante, molto comprensivo e quindi facilitante la creazione di

un legame intenso (è il padre che pone la domanda a se stesso e ai Consulenti presenti di

aiutarlo a capire se, per caso e senza volerlo, non "ho fatto qualcosa senza saperlo"). Di fronte

ai problemi masturbatori della figlia il Sig. Francesco reagisce con lo stile che gli è proprio:

quello della razionalizzazione, ma anche quello dell'emozione e della preoccupazione tipica di

un genitore che riconosce nel comportamento della figlia un dato di sofferenza, di ansia ma

anche di distorsione interpretativa dei suoi problemi.

Anche la Sig.ra Carla ha dimostrato di reagire con preoccupazione ai sintomi della bambina:

ha cercato aiuto e una guida per capire meglio le difficoltà della piccola. Ma nel colloquio si è

dovuto registrare una difficoltà, più o meno mascherata ad accettare altre interpretazioni del

problema della bambina. Ad es. la Sig.ra Carla non ha accolto l'ipotesi che la bambina, in

questo particolare momento, possa vivere un periodo di grave sofferenza psichica, che abbia

bisogno di essere maggiormente compresa anche nei suoi bisogni inespressi: la Sig.ra Carla

ha esplicitato la sua capacità di fare da madre e di non aver bisogno di indicazioni da parte di

alcuno e in modo particolare dal C.T.U. La reazione sembra essere di tipo proiettivo

difensivo.

La conflittualità tra la coppia è così evidente che non sembra possibile alcuna ricomposizione

in tempi brevi. La bambina in questo clima teso non può che cercare un suo spazio, anche di

tipo fantasmatico, all'interno del quale giocare le sue relazioni con le figure parentali in modo

da trovare compensazioni ed equilibri rispetto ad un modo che non gli è molto favorevole.

Per completare il quadro di contesto nel quale la bambina ha presentato i comportamenti

masturbatori più evidenti e più preoccupanti, si ricorda che entrambe gli episodi segnalati

dalle parti coincidono con la presenza del padre in Italia e con i tentantivi che lo stesso ha

compiutc

(anche con l'uso della forza pubblica) per vedere la bambina. In entrambe le situazioni la

bambina è stata coinvolta e quindi, è difficilmente escludibile l'ipotesi esplicativa che vede la

masturbazione come un momento per far fronte a situazioni di tensione, di stress determinato

dal conflitto genitoriale.

Il C.T.U. ha avuto l'opportunità di osservare il passaggio della bambina dalla madre al padre.

La bambina, quando ha saputo dell'arrivo dei padre si è visibilmente emozionata, ha

continuato con difficoltà la cena. L'incontro con la figura paterna è stato soddisfacente. Il

rientro della piccola a … è avvenuto il giorno… Pur essendoci stati preventivi accordi a voce

sul fatto che il CTU. si sarebbe recato a … per assistere al rientro della piccola presso

l'abitazione della madre, ed essendoci stati inconvenienti in ordine alla comunicazione scritta

ai legali e alle parti sull'ora, il C.T.U. si è recato lo stesso a …ricevendo l'informazione, da

parte dei familiari della Sig.ra Carla (la Sig.ra non era in casa) che non era pervenuto alcun

avviso, ed essi non avevano nulla da riferire. Mentre il C.T.U. stava uscendo dall'abitazione è

arrivata in macchina con la piccola Marina e con i nonni paterni: si sono scambiate alcune

parole con loro comunicando la ragione per la quale non era possibile assistere alla consegna

della piccola. In quel breve frangente si è potuto rilevare che la bambina era in macchina con

il padre, non voleva uscire ed era disperata. (Per maggiore precisione il C.T.U. aveva inviato

solo in mattinata un fax all'avv. avvertendolo della visita e dell'ora della medesima: il C.T.U.

ammette che i tempi siano stati molto ristretti, ma anche le operazioni peritali hanno richiesto

un dispendio di tempo e di energie notevoli con inevitabili e involontari disguidi).

Il C.T.U. dai dati raccolti, ma soprattutto dalle interpretazioni che si sono sviluppate dal

rapporto diretto con le parti e dall'osservazione dei rispettivi ambienti di vita, può affermare

che non vi sono state delle ragioni obiettive che possano giustificare un'intervento diretto dei

padre sulla figlia e tale da determinare la difficile situazione che la piccola sta vivendo.

L’unica ipotesiè che la bambina abbia avuto con il padre un rapporto affettivo gratificante e

che la sua rottura possa aver provocato l'insorgere di crisi emotive, di sofferenze esistenziali

alle quali essa ha dato una risposta con gli strumenti di ordine cognitivo, emotivo e

psicosessuale che sono consoni alla sua età.

Sempre per quanto concerne il problema della masturbazione il C.T.U. ritiene che la piccola

Marina abbia bisogno di essere seguita attentamente in questa fase evolutiva. La scelta

terapeutica della Sig.ra Carla, per altro non discussa con il Sig. Francesco, se inizialmente

poteva avere un suo senso (forse la signora aveva bisogno con urgenza di una consultazione,

ma si ricorda anche che sono presenti nel territorio servizi pubblici di neuropsichiatria

infantile), allo stato dei fatti, dopo che il terapeuta della bambina è diventato consulente di

parte della Sig.ra e in questa veste abbia anche sottoposto la bambina a tests psicologici, ad

indagini cliniche (i C. di Parte hanno riferito al C.T.U. di avere molto materiale a disposizione

di tipo psicodiagnostico che esibiranno nelle sedi che loro riterranno più opportune: il C.T.U.,

quindi, non ha avuto la possibilità di prendere visione di nessun documento delle parti) la

figura del consulente di parte e di terapeuta della bambina pone qualche interrogativo; dal

punto di vista degli interessi fondamentali della piccola sarebbe opportuno che essa fosse

seguita da un operatore scelto di comune accordo tra i due genitori, di fiducia di entrambi,

perchè la bimba non ha bisogno di Consulenti di parte (semmai di un Tutore civico) ma di un

terapeuta che si faccia carico della sua sofferenza per interpretarla e darle senso rispetto ai

suoi peculiari bisogni e diritti di crescere in modo equilibrato e con la presenza psicologica di

entrambi i genitori.

Come indicato nel quesito il C.T.U. ha ritenuto necessario chiedere la consulenza di un

neuropsichiatra infantile: la scelta, condivisa anche dai Consulenti di parte, è stata di affidare

il compito al Prof. C. del Dipartimento di Pediatria dell'Università. Per completezza espositiva

si riporta di seguito il testo:

Relazione clinica: La piccola Marina, nata il …. è stata vista dietro sua richiesta con due

consultazioni ambulatoriali, per una valutazione dello sviluppo neuropsichico e l'eventuale

individuazione di problemi psicoevolutivi.

Le notizie anamnestiche riferite dal padre non hanno evidenziato particolari problemi nei

primi due anni di vita.

Viene invece riferito il frequente ricorso all'attività masturbatoria anche prolungata e talvolta

pluriquotidiana. Manovre di distrazione interrompono tale attività, mentre gli stati di

eccitamento sembrano favorirla.

Viene riferita inoltre un'intesa conflittualità tra i genitori, a seguito della quale Marina vive

ora la maggior parte del suo tempo con la madre.

Nei momenti di passaggio da un genitore all'altro viene riferita un'intensa opposizione di

Marina e una sofferenza palesata.

Ambedue gli incontri si sono svolti con l'utilizzo dello Sceno-test.

Marina accetta con facilità il rapporto con l'osservatore e dopo un breve periodo nel quale

chiede la presenza del padre riesce a stare da sola nella stanza della consultazione ed a

continuare il gioco proposto.

Per quanto è dato. osservare in due consultazioni il padre fornisce un buon sostegno alla

bambina e si separa da lei in modo discreto e sereno e favorisce ed agevola il rapporto con

l'osservatore.

D'altro canto Marina mostra di utilizzare bene il supporto paterno ed in più occasioni esprime

il piacere e la necessità della sua presenza, sia durante la breve permanenza del padre sia

quando è da sola con lo specialista.

Si può a buon diritto ipotizzare che il processo di seprazione-individuazione sia ben avviato e

che alcuni aspetti problematici, che si evidenziano soprattutto durante l'attività ludica, siano

da ricondurre all'intensa conflittualità dei genitori che Marina sembra percepire e temere.

Il gioco varia nelle due consultazioni strutturandosi progressivamente secondo sequenze

sempre più complesse, a partire da un inizio caotico e disordinato.

Le sequenze sono tuttavia piuttosto brevi e i temi tendono ad essere ripetuti a scapito della

creatività. I giocattoli sono utilizzatii contemporaneamente e solo gradualmente si osserva una

tendenza a scegliere personaggi e a costruire situazioni che appaiono congrue e secondo il

ruolo che i giocattoli suggeriscono.

Marina sa usare l'interlocutore in modo adeguato, sa chiedere aiuto, sa introdurlo nel gioco

facendolo per qualche accenno anche partecipare.

La funzione linguistica appare ben sviluppata.

L'intento comunicativo delle produzioni verbali è quasi sempre presente fatta eccezione per

qualche tratto solipsistico.

Il linguaggio è comunque coerente in contatto con il sentimento che esprime, corretto sul

piano psicolinguistico, ricco sul piano semantico, adeguato al contesto.

Sul piano fonologico si nota la presenza di tratti dislalici che vengono enfatizzati dalla

presenza di una rinite.

Soprattutto nel secondo incontro emerge l'interesse per le figure umane che vengono utilizzate

per la costruzione di situazioni familiari in cui compare una sufficiente triangolazione.

La partecipazione al gioco è sempre attiva e sostenuta, Marina mostra un'intelligenza pronta e

vivace che la porta a fare domande ed ad accompagnare l'attività con una produzione verbale

molto ricca.

In una sola occasione emerge un intenso sentimento nei confronti della figura parterna: "Il

mio papà è bello, ho bisogno di lui, senza di lui ho paura".

In conclusione pare legittimo ipotizzare che Marina sia dotata di ottime capacità intellettive,

che abbia con qualche difficoltà avviato il processo di separazione, che gli aspetti caotici,

talvolta ripetitivi, le note di instabilità, la variabilità delle situazioni che propone sia da

ascrivere alla sua reazione rispetto agli eventi esterni di cui è testimone ed inevitabilmente

partecipe.

Per quanto è dato osservare la pratica masturbatoria, non verificatasi in seduta, non sembra

rappresentare un principale ostacolo alla sua crescita, semmai si può pensare forse che essa

esprima su un versante autoconsolatorio la tensione dell'ambiente.

(f.to Prof. C.7

La relazione del Prof. C. è stata letta ai Consulenti di parte. I Consulenti della Sig. ra Carla

hanno sollevato l'obiezione circa la presenza del padre nell'incontro con il Neuropsichiatra.

L'accordo iniziale era di inviare la bambina presso il servizio senza che il C.T.U. presenziasse

agli incontri e senza nemmeno che il genitore presente prendesse parte all'esame clinico. I

Consulenti di parte della Sig.ra Carla hanno sollevato un'obiezione anche circa l'uso dello

Sceno-test e non invece di altri tests.

Ai rilievi il C.T.U. ritiene di dover rispondere nei seguenti termini: a) il padre non ha

presenziato ai colloqui ma ha soltanto accompagnato la bambina nello studio dei medico. Si

ricorda che si tratta di una bambina di appena tre anni, con le sue paure di abbandono e con le

sue necessità di essere gradualmente introdotta in una situazione nuova. Ma soprattutto al

medico che vede per la prima volta un paziente di 3 anni sono necessarie alcune notizie

anamnestiche che il padre ha fornito. La presenza della madre non avrebbe potuto modificare

il giudizio dello specialista in quanto sono state fornite solo notizie obiettive. La relazione

dello specialista parla "di breve periodo durante il quale chiede la presenza del padre". Il fatto

che il padre sia stato visto dal neuropsichiatra anche in relazione con la piccola, viene valutato

positivamente dal CTU in quanto è emerso un ulteriore elemento per valutare la relazione

padre-figlia. Se all'indagine viene dato un valore clinico, i risultati dovrebbero rasserenare le

parti che, agendo nell'interesse del soggetto più debole, hanno potuto acquisire il parere di un

tecnico che si trova al di fuori di ogni gioco e offre un ulteriore elemento di confronto.

Circa l'uso dello Sceno-test il C.T.U. ritiene sia lo strumento più adeguato per il lavoro

psicodiagnostico in bambini di così tenera età. Lo Sceno-test è costituito da materiali ludici

con i quali il bambino può inscenare una rappresentazione della vita familiare. La simbologia

di cui sono cariche le varie scene riproduce la conflittualità dell'ambiente, la vita familiare e i

rapporti con i genitori. Gli obiettivi diagnostici che si volevano raggiungere attraverso

l'indagine clinica sono stati raggiunti e una maggiore conoscenza sulla bambina e sul rapporto

di questa con la figura parterna, che è quella maggiormente messa in discussione in questa

indagine, è stata raggiunta.

I dati raccolti dai colloqui con i Sigg. Carla e Francesco vengono riferiti solo in parte e solo

quegli aspetti che meglio aiutano a capire la situazione relazionale. I colloqui clinici non sono

delle interviste e, non sono nemmeno dei questionari che consentono una obiettività nella

trascrizione. Per questo si riportano alcune valutazioni e interpretazioni dei C.T.U. che

possono meglio inquadrare la storia della coppia e del rapporto con la figlia. Nella

ricostruzione anamnestica delle storie personali delle parti non si evidenziano rilievi di sorta.

Le famiglie di origine, pur con le critiche che al momento si rivolgono reciprocamente,

presentano una loro normalità sociale, affetiva e istituzionale.

La famiglia della Sig.ra Carla presenta un tipo di organizzazione di tipo chiuso, con tendenza

all’autoreferenzialità e alla impermeabilità. Il meccanismo di chiusura difensiva mette in

evidenza sentimenti di tipo persecutorio e proiettivo (difesa dell'unità interna eleggendo un

nemico esterno). Il meccanismo persecutorio si traduce anche in azioni concrete: uso

frequente dei registratori (anche il C.T.U. nel giorno in cui non ha potuto assistere al rientro

della bambina in famiglia della madre è stato ricevuto con il registratore aperto), di cineprese,

di testimonianze a favore. Un bisogno molto forte, ma anche ossessivo di coesività da

raggiungere in ogni modo sottovalutando la presenza di altre vie che sono quelle della analisi

diretta del problema, della sua discussione, della dialettica comunicativa e relazionale e del

confronto con altri soggetti al di fuori di ogni gioco delle parti. L'insicurezza, in via

tendenziale, è l'elemento che fa scattare tali meccanismi difensivi, insicurezza che si traduce

spesso in sfiducia nei confronti degli altri e nell'operato altrui. La Sig.ra Carla forse anche in

consapevolmente, è permeata da tali meccanismi e quanto è accaduto nella dinamica della

rottura del legame coniugale può essere compreso sotto questa luce. La Sig.ra Carla nel corso

dei colloqui mette in evidenza una certa insicurezza, labilità emotiva, irritabilità che, sotto il

profilo dinamico-relazionale, la porta a costruire relazioni di dipendenza. Nella relazione

interpersonale e coniugale essa ha proiettato i suoi ideali, le sue tensioni emotive, ha costruito

delle aspettative molto forti e molto inclusive. Da come esprime il suo senso di sofferenza per

la rottura del legame coniugale, si percepisce l'intesità degli investimenti narcisistici, la

tensione ideale e la totale e incondizionata accettazione dell'altro. In questo tipo di

investimenti che lascia poco spazio alla possibilità, anche pensata, di un fallimento del legame

affettivo la Sig.ra Carla si è trovata priva di difese, anzi sono emerse in modo più evidente le

sue insicurezze di base. Il rapporto con il Sig. Francesco per la Sig.ra Carla è stato fonte di

insicurezza proprio per le motivazioni soggettive, molto diverse, che sono state alla base della

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