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ENPAP 2009
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ELEZIONI ENPAP 2009

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I NOSTRI CANDIDATI SIPAP EMILIA ROMAGNA

PLAZZI EDDA nata il 18/01/1959, residente a Ravenna, iscritta Ordine Psicologi Emilia Romagna – Libero professionista
Psicologa-psicoterapeuta a indirizzo rogersiano e gestaltico. Formata in Sessuologia clinica presso il C.I.S. di Bologna, diretto dal prof. G. Ribelli, ha pubblicato articoli sulla Rivista di Sessuologia. Didatta Centro Italiano di Sessuologia. Si occupa di Psicologia e Psicopatologia della coppia. Ha lavorato per i consultori familiari della Regione Emilia Romagna nell'ambito della consulenza sessuologica agli adolescenti. Coordinatrice Sipap Emilia Romagna.


FAORO FRANCO nato il 19/05/1959, residente a Ravenna, iscritto Ordine Psicologi Emilia Romagna – Libero professionista
Psicologo del Lavoro e Psicoterapeuta. A Bologna è amministratore di una agenzia per il lavoro privata (www.sa-change.it), dove insieme ad altri colleghi è consulente per le aziende nell’area delle Risorse Umane. Vive a Ravenna dove svolge attività clinica. È stato in passato Consigliere del CIG dell’ENPAP e oggi è Componente del Collegio dei Sindaci. Componente del coordinamento Sipap Emilia Romagna.

Casi Esemplificativi: RELAZIONE DI CONSULENZA TECNICA D’UFFICIO  
Autore: sipap
Pubblicato: 2005/10/31
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RELAZIONE DI CONSULENZA TECNICA D’UFFICIO

TRIBUNALE CIVILE PENALE DI ………….

PERIZIA TECNICA D'UFFICIO

Disposta dal G.I. dott. (…) per accertare le più opportune condizioni di affidamento e di visita

per la minore Marina.

Quesito peritale

"Descriva il C.T.U. letti gli atti e i documenti di causa, le attuali condizioni della minore, i

rapporti con ciascun genitore e l'ambiente di questi e fornisca ogni elemento utile per

individuare le migliori condizioni di affidamento, tenuto conto della attuale condizione

psicofisica della bambina"

Sequenza delle operazioni svolte

- udienza per il giuramento;

- inizio delle operazioni peritali, colloquio preliminare con i due C.T.P. e primo colloquio con

la madre;

- primo esame della minore nell'abitazione attuale;

- colloquio telefonico con i C.T.P. per concordare le modalità di visita del padre;

- confronto preliminare con i C.T.P. e colloquio con il padre;

- viaggio a (…) e visita domiciliare in casa dei nonni paterni con i C.T.P.; esame della minore

nell’abitazione dei nonni paterni; osservazione del rapporto padre-bambina; colloquio con i

genitori di Francesco;

- seconda osservazione della minore nell’abitazione della madre e osservazione del rapporto

madre-bambina;

- con i C.T.P.: visita domiciliare a casa della madre, colloquio con i nonni materni di Marina;

colloquio con le zie materne di Marina, G. e L.; visita alla scuola materna frequentata da

Marina e colloquio con le sue insegnanti;

- secondo colloquio con Carla alla presenza dei C.T.P.; colloquio telefonico con don M., per

rintracciare don F.;

convocazione telefonica di frate C., zio materno di Marina e di don V., testimone citato dal

C.T.P. di Carla;

- convocazione di frate C.;

- colloquio, alla presenza dei C.T.P., con don F.; colloquio con il dr. Francesco; confronto tra

don F. e il dr. Francesco;

- somministrazione del test di Rorschach e del MMPI test al dr. Francesco da parte della

psicologa testista;

- alla presenza dei C.T.P. colloquio con don V.; colloquio con frate (…); colloquio con don

F.; colloquio con Carla; confronto di don F. con: Carla, don F., frate (…);

somministrazione del MMPI Test a Carla;

- somministrazione del T.A.T. a Carla da parte della dott. (…);

- seduta di supervisione della situazione e delle più significative risultanze emerse, presso il

Centro per il Bambino Maltrattato e la cura della crisi familiare (C.B.M.);

- colloquio di confronto e aggiornamento con i C.T.P.

- istanza al G.I. di ampliamento dei tempi previsti per le operazioni peritali allo scopo di

approfondire l'esame della minore Marina ;

- primo esame della minore Marina;

- secondo esame della minore;

- terzo e ultimo esame della minore e somministrazione del Family Attitude Test;

- lettera dell'avv. Massimo, per comunicare che il suo cliente Francesco ha provveduto a

sostituire il Consulente di Parte, con il dott. Silvio;

- lettera del dott. Silvio che si rende disponibile in sostituzione del precedente C.T.P.;

- Aggiornamento, scambio di opinioni, re1azione su1l'attività svo1ta dal1a C.T.U. con i due

C.T.P. e colloquio, sempre alla loro presenza, con la sig.ra Carla;

- telefonata di don F. che preannuncia l'invio di un fax; arrivo del fax;

- telefonata del1'Avv. Jacopo che trasmette (la richiesta da parte della C.T.U. le era giunta

tramite il dr. Silvio) 1’indirizzo di Francesco; preavviso di un fax che sarebbe in arrivo da

parte di Francesco.

PROSPETTO DELL'ELABORATO PERITALE

1. Illustrazione delle operazioni svolte

1.1. Verbalizzazione sintetizzata dei colloqui

1.2. Verbalizzazione sintetizzata dei confronti

1.3. Relazione circa le visite domiciliari

1.4. Relazione circa la seduta di supervisione

2. Il lavoro con i consulenti di parte

3. L'osservazione della minore

4. Le valutazioni

4.1. Il vaglio soggettivo del materiale

4.2. Il vaglio oggettivo del materiale

5. Conclusioni

l. ILLUSTRAZIONE DELLE OPERAZIONI PERITALI SVOLTE

1.l. Verbalizzazione sintetizzata dei colloqui

- Carla non ha nulla da segnalare riguardo alla propria infanzia e giovinezza: bene la scuola,

interessi sociali e di volontariato presso la parrocchia e fuori (cineforum, viaggi, letture),

diverse le amicizie anche sentimentali, ma il "primo amore" è arrivato a 26 anni nella persona

di Francesco.

Dall'… ha un incarico di insegnamento ed abita presso una zia domiciliata, nell'estate dell'…

conosce il giovane Francesco durante un soggiorno a M. dove svolge attività di educatrice

presso un gruppo giovanile parrocchiale.

Inizia un rapporto fatto di incontri sempre più frequenti, durante i quali lei ha modo di

apprezzare le sue buone maniere, la sua galanteria: "apriva la porta dell'auto, porgeva la

sedia, una volta ha ripreso un militare che bestemmiava ... poi mi sono accorta di essere stata

imbrogliata: la bestemmia, dopo il matrimonio, era di rigore".

L'innamoramento di Carla si fa sempre più intenso: "lui aveva tante cose da fare, ma io avrei

voluto stare sempre con lui. Mia zia mi faceva ragionare, ma lo trovava a posto; dopo

qualche tempo ha cominciato a portarmi i suoi indumenti sporchi (prima le camicie poi tutto)

da lavare; lo facevo volentieri".

Nell'inverno si realizzano gli incontri con le famiglie, rispettivamente a C. e a B.

Nel frattempo Francesco si reca per due volte in Africa per sostenere gli esami di ammissione

a un corso di specializzazione; in marzo sa di essere stato accettato e si prepara per la

partenza.

"Ci siamo chiesti cosa fare: io non l'avrei mai lasciato andare da solo, lui voleva portarmi

con sé ma senza sposarmi; io volevo il matrimonio in chiesa.

In maggio lui, capito che le mie idee erano irremovibili, stabilisce 1a data del matrimonio.

Abbiamo anche frequentato un corso per fidanzati; lui accettava le mie proposte (lui avrebbe

voluto per il matrimonio solo un brindisi, io la festa e siamo giunti a un compromesso) ma

era scontroso, ridicolizzava le mie preoccupazioni".

Viaggio di nozze in E., durante il quale lei trova il marito meno romantico di prima, piuttosto

chiuso e musone. "Mi domandavo se era contento del passo fatto. Era innervosito da me, non

dal viaggio (a domanda). Non avevamo mai fatto, nemmeno prima, discorsi profondi, ma mi

aspettavo che la convivenza avrebbe intensificato e approfondito il nostro rapporto".

Il soggiorno in Africa presenta non solo le prevedibili difficoltà di un inizio di vita coniugale

in un mondo molto lontano dal proprio, (frequenti cambiamenti di casa, anche perché nel

frattempo Francesco aveva cambiato specialità e ospedale, necessità di apprendimento

perfezionato della lingua) ma anche quelle legate all'intensità del lavoro del marito, che tra

servizio e guardie trascorreva con lei solo due notti la settimana dalle 21 alle 7.

Dopo un periodo di assestamento durato circa due anni, durante i quali Carla ha svolto varie

attività per arrotondare le entrate familiari (donna delle pulizie, baby-sitter, commessa), nasce

nella donna il desiderio di un figlio, desiderio non condiviso inizialmente dal marito, che poi

si lascia convincere.

A Natale la signora ha un aborto spontaneo, e il marito le sta vicino con solerzia e

preoccupazione.

A Pasqua la coppia è di nuovo in attesa, ma lei si sente trascurata: "non è mai venuto dal

ginecologo con me; non aveva tempo, ma giocava a tennis. Ha però assistito al parto ed è

stato contento della nascita di Marina, anche se avrebbe preferito un maschio".

Contribuisce all'accudimento, anche se con modalità che la moglie non sempre condivide. "Si

alzava molto lui di notte, o la teneva con sé quando stava alzato la notte a studiare. Ma

intanto era sempre più nervoso, tra noi parlava solo di cose tecniche. Lui conduceva una vita

sua, io cercavo di coinvolgerlo, ma la casa era diventata un albergo".

Riassumendo i primi quattro anni di matrimonio comunque, la signora dice di ricordare anche

"numerosi momenti belli".

Nell'estate del … le cose peggiorano: "lui doveva preparare un esame, e diceva che Marina

gli impediva di studiare; mi ha proposto di trascorrere con lei qualche tempo in Italia e

quando ho accettato è tornato a casa con un biglietto per 2 mesi, che mi sono apparsi

decisamente troppi. Telefonavo dall'Italia e non lo trovavo mai; lui ha telefonato una o due

volte in tutto. Io stavo con Marina, un po’presso i miei e un po’ a Bologna presso i suoi, ai

quali non ho nascosto l'impressione che Francesco stesse allontanandosi da me.

Quando sono tornata, era con me mia zia; lui è sembrato contento, tanto che le ha fatto

prolungare il permesso di soggiorno".

In ottobre lui dice di dover partecipare a un congresso di medici nel V.; lei gli propone di

seguirlo con la figlia, per cercare di ricostruire un rapporto che a lei sembra sempre più

sciuparsi, ma lui parte da solo e "col muso lungo". Telefona il giorno dopo per dire che il

congresso è interessante; dà, su richiesta, il nome di un albergo; lei insospettita da tanti indizi

lo cerca e scopre che l'albergo non esiste. Torna sereno la domenica sera e all'interrogatorio di

lei rivela con sufficienza di essere stato altrove con amici: un'infermiera dell'ospedale e

l'amico di lei.

Lei vive questo fatto come un tradimento, e il matrimonio si trascina in modo sempre più

stanco e teso ("nel gennaio siamo andati in vacanza insieme in F., Marina si è divertita ma

noi eravamo due estranei"). Nei mesi successivi seguono liti talvolta anche con passaggio di

lui a vie di fatto: "avrei voluto venir via, ma sono rimasta per la bambina e per la speranza

che lui cambiasse".

Nel giugno vengono insieme in vacanza in Italia, in un clima di tensione che coinvolge le

famiglie allargate: i nonni paterni erano stati avvisati dalla nuora delle difficoltà, mediante

una lettera, alla quale avevano risposto "difendendo il figlio". La coppia con la bambina si

ferma qualche giorno a C. Poi lui precede la moglie a B. di un giorno, lei lo raggiunge con la

figlia e trascorrono alcuni giorni a P. con i nonno paterni "nella più completa indifferenza".

Al ritorno, dopo qualche giorno, durante un viaggio in auto pieno di silenzio teso, passando

davanti a una scritta "Guardia Medica" il padre dice al figlio: "Guarda dove Carla vuole che

tu vada a finire". A C. Francesco si assenta, mentre il padre comunica ai genitori di lei che il

matrimonio è finito. Francesco torna, prende da parte la moglie e le dice che se vuol tornare in

Africa deve lasciarlo fare quello che vuole.

Lui parte l’indomani, lei avrebbe dovuto raggiungerlo dopo 15 giorni, ma le telefonate

intervenute la inducono all’ultimo momento a decidere di non partire e rivolgersi ad un

avvocato per chiedere la separazione ("per cautelarmi"). Non ha dato spiegazioni alla

bambina circa questa nuova situazione familiare. I colloqui durante i quali la sig.ra ha

ricostruito la sua storia, sono stati solo relativamente interrotti da domande di precisazioni;

quelli successivi invece pur consentendo di recuperare alcuni spezzoni di storia sono stati

mirati alla verifica di alcune affermazioni alla luce di quelle fatte dall'ex marito e alla richiesta

di spiegazioni e specificazioni su aspetti particolari del rapporto anche in ordine alle abitudini

comportamentali di Marina. Le precisazioni che seguono sono quindi quasi tutte risposte a

domande, del C.T.U o dei C.T.P..

Rispetto ai comportamenti particolari di Marina la signora dichiara di averli notati (con

modalità diverse "si premeva animaletti di peluche sul pube") e di averli segnalati più volte al

marito, che le avrebbe detto, "seccato" di lasciarla fare: "Sì, ho visto, lasciala fare". Una volta

ho cercato di parlarne a fondo e lui niente. Non ha parlato con nessuno di questo problema

perché non lo vedeva "al pari di altre cose, lo vedeva più grave".

Non ha parlato al marito del filmino, perché lui aveva sempre negato o sottovalutato il

problema.

Poi hanno deciso, con il Prof. P. e 1'avvocato, di segnalare la cosa nell'ambito civile "per

tutelare la dignità della bambina".

Rispetto a una denuncia di sospettosità da parte del marito, Carla afferma che fin dagli inizi

della separazione ha registrato le telefonate perché il marito "ha sempre travisato e stravolto

le mie parole. In particolare, poi, le modalità del suo ritorno dal V. (sereno e tranquillo, non

sospettando che io avevo scoperto il suo inganno) mi hanno aperto gli occhi su molti altri

possibili inganni. Del resto, anche lui, dopo la separazione, ha detto di aver registrato: me lo

ha riferito testualmente al telefono".

Rispetto all'indirizzo dell'ex marito, riferisce di non sapere dove abiti e di non essere più

riuscita ad entrare in comunicazione telefonica con lui, perché il numero telefonico che a suo

tempo lui 1e aveva dato, è risultato disattivato.

Rispetto agli effetti personali propri e della figlia che Francesco dichiara di aver tutti restituiti,

la signora afferma che mancano ancora molte cose e che ha dovuto rifare ex novo il

guardaroba invernale, avendo lasciato l’Africa d'estate.

Rispetto ai regali che Francesco promette telefonicamente alla figlia, precisa che non ha

ricevuto dal padre alcun regalo per il suo compleanno.

Durante 1’ultima seduta, presenta due libriccini e due pupazzetti, che il padre ha inviato alla

figlia nel mese di febbraio certificandone 1'invio presso il suo avvocato.

Rispetto al rapporto padre-figlia, Carla dichiara che il Francesco è regolare nei contatti

telefonici, ma che Marina non riceve volentieri le telefonate del babbo: è sempre frettolosa,

gli dice che vuole concludere, lo saluta, mentre lui la trattiene con promesse di doni che poi

non mantiene: nemmeno per Natale sono arrivati giochi, benché Francesco avesse promesso

1iste di regali (bicicletta, pattini, cagnetti bianchi e neri, maglioncino nuovo, penna, gattini…)

che non sono mai arrivati. Marina chiederebbe direttamente al babbo "perché non me li

mandi?" Ma di fatto, a dire della signora, sarebbe giunto solo l'ultimo pacchetto, per la verità

molto modesto.

Durante l'ultima seduta la signora segnala pure alcuni messaggi ricevuti da Marina, e

precisamente: "l’altra sera la bambina, al momento di darmi la buona notte, seduta sul letto,

si è messa a leccarmi la faccia. Le ho chiesto.’Cosa fai Marina e lei: lo facevo a B. col nonno

la nonna e il papà’. Intanto si nascondeva la faccia col braccino, come per vergogna, e ha

aggiunto: 'ma lo facevo anche in Africa col papà’.

- L’altro giorno ha voluto portare a letto con sé (è un abitudine che aveva anche in Africa e

che ogni tanto riprende) la scatolina con i pupazzetti che poi ha portato anche in seduta, e ha

detto a bassa voce: "Papà diceva cagna alla mamma" poi: "Papà vuole che lecchi anche la

mamma". Era stesa sul suo letto: si è girata verso di me che ascoltavo in silenzio e mi ha

detto: 'Sai mamma che mi toccava leccargli il culetto. Mi leccava dappertutto e anche sulla

bocca’.'La mamma le avrebbe detto:"Queste cose devi dirle alla Dott.ssa B. (la sottoscritta)

quando vai a trovarla la prossima volta".

A parte questi episodi più clamorosi, la sig.ra riferisce che altre volte, in modo estemporaneo,

Marina ritorna al passato. Per esempio una volta le ha detto che a B. piangeva perché voleva

la mamma.

- Francesco. Per quanto riguarda l'indirizzo, si precisa quanto segue: quando gli viene

richiesto, come di prassi, durante il primo colloquio, egli segna di sua mano su un foglietto il

seguente indirizzo. Successivamente, su richiesta giuntale dalla C.T.U. tramite il C.T.P.,

l’avv. Jacopo precisa che tale indirizzo (che è quello dei genitori) corrisponde alla residenza

di Francesco, mentre per il domicilio in Africa l'avvocato, stupito che non fosse stato dato al

C.T.U. dalla moglie, indica quello dell’Ospedale presso cui lavora.

In realtà questo indirizzo era stato segnalato da Carla come l'unico in suo possesso, ma ella

aveva anche precisato che l'ex marito non poteva abitare là, perché corrispondeva al luogo di

lavoro presso il quale avevano abitato i primi 6 mesi del soggiorno asfricano, quindi a lei ben

noto per organizzazione e situazione: e che le risultava essere non disponibile per l'ospitalità.

Nulla da dire circa la sua infanzia e adolescenza.

Condivisa dai genitori la scelta della Facoltà e della specializzazione in Africa, "per acquisire

manualità e tecniche che in Italia mancano". Prima di Carla, un rapporto di circa due anni

con una studentessa in medicina, "che mi ha lasciato per un veterinario".

La narrazione dell'incontro con Carla dei primi tempi del loro rapporto coincide con quella

della ex moglie, con la quale aveva trovato "comunanza di interessi. Durante gli incontri si

parlava anche del mio progetto per l’Africa e lei mi incoraggiava. Ad un certo punto ha

cominciato a dire che mi avrebbe seguito. Mi ha dato molto coraggio, e il progetto è

cresciuto. Io la mettevo in guardia, anche perché ero già stato in Africa molte volte (un

fratello di mio padre vive là da molti anni) e ne sapevo più di lei. Sentivo la responsabilità di

introdurre Carla in questo nuovo mondo. Non si era comunque mai parlato di matrimonio, e

Improvvisamente una sera in treno mi chiede, quando ci sposiamo. Mi sono stupito, ma ne

abbiamo parlato, sia di matrimonio che di convivenza. Le chiesi se aveva avuto rapporti

sessuali, e lei negò. Poi, per decisione di entrambi, ma con una decisa volontà di lei durante

un fine settimana organizzato insieme, li abbiamo avuti". Il mezzo anticoncezionale utilizzato

era il coito interrotto, sia prima che dopo il matrimonio. Allo stupore manifestato dalla C.T.U.

che un medico usasse un "anticoncezionale" così primitivo, Francesco attribuisce la scelta a

Carla che "rifiutava altri mezzi, era un po’ fatalista. Avevo pensato in generale al matrimonio

prima di incontrare Carla; con lei pensavo di sposarmi, ma non sapevo se fosse giusto

espiantarla; avevo proposto una convivenza di prova, ma lei disse che i suoi genitori non

l’avrebbero mai accettata. Il sacerdote suo amico e poi anche mio, che ho conosciuto

contemporaneamente a lei, la consigliava di aspettare.

Fondamentalmente io rispettavo e ammiravo molto Carla specie per la forza amorosa che

dimostrava nel seguirmi in Africa e consideravo alcune sue contraddizioni solo come aspetti

dipendenti da una visione provinciale della vita". La conoscenza dei rispettivi parenti avviene

con naturalezza. "Con i miei non ho parlato di matrimonio, ma era nell’aria. Carla è

piaciuta. La prima discussione tra noi l’abbiamo avuta per le modalità delle nozze: io volevo

una cosa semplice, senza abiti da cerimonia, con pochi intimi; i miei erano del mio stesso

parere; Carla sarebbe stata consenziente ma i genitori di lei hanno insistito e si è fatto come

volevano.

Viaggio di nozze molto bello, poi il trasferimento in Africa. Abbiamo cambiato abitazione più

volte e Carla si occupava di tutto. Lo faceva con spirito di avventura. Intanto studiava

1’inglese e poi ha fatto alcuni lavoretti: baby-sitter con servizio di pulizie, e commessa in un

negozio. Poi insegnante di italiano alla scuola serale. Non eravamo sul lastrico, perché io

prendevo uno stipendio regolare; avremmo potuto mantenerci anche senza il suo lavoro.

Pochi mesi dopo l'arrivo in Africa lei cominciò a sentirsi sola, ma io l’avevo avvisata:

lavoravo prima 90 poi 50-60 ore la settimana. C’erano tensioni, ma non così gravi da far

pensare a un cataclisma. I primi due appartamenti erano molto prossimi all'ospedale (al di là

della strada) e ci telefonavamo spesso, ma lei si sentiva a disagio. Dal punto di vista tecnico

era difficile dedicarle tempo".

Carla parla per prima del desiderio di avere un figlio; lui ritiene che sia prematuro, ma poi si

lascia convincere. Resta incinta. "Dal primo anno in poi la situazione è diventata più umana,

avevamo più tempo per stare insieme, per coltivare hobbies (tennis due volte al mese e

pallacanestro una volta ogni due mesi lui con i colleghi; cinema, teatro, amici insieme) ma

rimpiangeva l’Italia e i parenti, dei quali avevamo un vero via-vai che non mi dava comunque

fastidio".

La prima visita è della sorella, dopo un anno di matrimonio: dura 43 giorni e al termine Carla

rientra in Italia con lei. Lui la raggiunge più tardi. Il padre di lui va a trovare la coppia due

volte: una prima volta con la moglie, proprio in concomitanza con la scoperta della

gravidanza; la seconda volta da solo, perché la moglie aveva disturbi di deambulazione.

La nascita di Marina riempie di gioia la coppia: lui collabora molto all'accudimento, specie di

notte, perché "Carla non la sentiva piangere e al mattino mi chiedeva se la bambina si era

svegliata. Ogni volta che potevo salivo in casa per vedere Marina, sacrificavo tutto il tempo a

lei anche per mezz'ora. Nel tempo ho visto che Carla mi accusava di avere attenzioni solo per

la figlia. Era gelosa del mio rapporto con lei. Naturalmente (a domanda circa la

giustificazione di questa gelosia) c’era la visita anche per Carla, non era un’estranea della

famiglia. Ma era un piacere accudire e giocare con lei.

Non ho mai visto Marina premere oggetti sul pube; Carla mi ha detto due volte, in due

separate sedi, di questo comportamento, ma non mi ha detto che si premeva oggetti, solo che

toccava o si premeva. Risposi che era da considerare una normale evoluzione della persona e

che non dovevamo preoccuparci. Non l'ha presentata come una pratica, ma come un episodio

e non ne fece cenno". Dal colloquio non appaiono contrasti di coppia significativi e la C.T.U.

fa la domanda diretta. Secondo Francesco i contrasti non sono mai stati così seri da portare

alla separazione, anche se specifica che Carla era sempre più calamitata dalla famiglia perché

rientrasse, "tanto che i suoi genitori hanno fatto passi presso i miei perché ci inducessero a

rientrare; i miei nonni non mi dissero nulla".

Francesco attribuisce la volontà di rientro di Lucia in Italia ad una sua colpevolizzazione

rispetto al fatto che la moglie l'avrebbe sposato solo per metter fine ai rapporti sessuali fuori

dal matrimonio:"Le è pesata la scelta fatta per colpa (una volta mi disse che se non ci fossimo

sposati si sarebbe fatta suora).Comunque era ovvio per entrambi che ci sarebbe stato un

rientro in Italia: affettivamente eravamo d'accordo, ma tecnicamente era un problema perché

era difficile trovare un aggancio in Italia. La differenza era che per Carla era sufficiente che

io facessi il medico condotto e che mangiassimo i radicchi del padre, per me l’obiettivo era

un po' diverso, cercavo un ritorno gratificante dal punto vista professionale. Ma Carla era

contraddittoria perché da un lato voleva rientrare e dall’altro sembrava che non volesse che

sacrificassi la carriera".

Riguardo all'episodio che è da considerare in qualche modo decisivo per la relazione della

coppia, cioè il week-end di evasione con gli amici camuffato da convegno di studio,

Francesco spiega così: "Io non ho avuto mai relazioni extraconiugali. Ci fu un episodio in

concomitanza con la visita della zia: lei era stata due mesi in Italia ed era tornata con la zia

da cui era dipendente e che si intrometteva nell’educazione di Marina; era arrivata

dall’Italia più anti-africa che mai, e faceva urgenza per il rientro. Io ero seccato con Carla

perché non avevo dialogo, e ho detto che andavo a un convegno perché ero arrabbiato con

lei, per ripicca". Richiamato sulla contraddittorietà del fatto, dal momento che in genere per

ripicca gli adulti non fanno le cose di nascosto ma se ne vanno sbattendo la porta, e che se non

avesse fatto le ricerche e non l’avesse scoperto l’avrebbe fatta franca e non ci sarebbe stata

alcuna ripicca, Francesco dice che tutto ciò "non è contraddittorio perché nell’evoluzione

dialettica del pensiero si può arrivare a conclusioni diverse. Forse, dentro di me, c’era la

speranza che lei mi scoprisse per affrontare di petto il problema. Al rientro vedo che Carla

ha scoperto tutto e nel giro di pochi minuti le dico la verità. Lei invece ha vissuto la cosa

come un tradimento sessuale, mentre era solo un tradimento della fiducia. Una volta

ammesso questo, io non ho nascosto nulla e le ho parlato dei miei rancori, rabbie, problemi,

cercando di far ragionare anche lei. Invece ho trovato da parte sua solo la non accettazione

delle mie richieste e un muro di denuncia del mio tradimento. Intanto Marina aveva un bel

rapporto con entrambi. E’ sempre stata una bambina felice, vispa, affezionatissima a

entrambi, pur avendo un occhio di riguardo per il padre. Carla la lasciava spesso con me la

sera, quando io non avevo guardie notturne. Non c’era un rovescio sulla bambina delle

nostre ansie, perché le discussioni avvenivano o quando lei dormiva o per strada, mentre lei

era a casa con la baby-sitter". A domanda, Francesco dice di non capire che cosa avrebbe

potuto fare per migliorare la relazione con sua moglie e farle patire meno la mancanza della

famiglia di origine. Suggerimenti di attenzioni affettuose, tenerezze, coccole provocano il lui

una reazione sarcastica: "cosa significa: prenderla per mano e dondolarla? portarle i fiori

tutti i giorni?" Poi precisa di non sapere cosa significa consolare, e di considerarlo comunque

un termine pietoso. La descrizione dell’ultimo rientro in Italia è molto confusa e frettolosa,

perché i tempi di colloquio con Francesco sono necessariamente condizionati dai tempi del

suo soggiorno in Italia. In ogni caso egli presenta il mancato rientro di Carla in Africa come

un fulmine a ciel sereno, e dichiara che nulla delle tensioni precedenti (che egli giustifica

"normali") poteva far pensare ad un simile esito. "Carla aveva deciso unilateralmente la

separazione con una serie di tranelli".

- Marina, attualmente domiciliata con la madre presso i nonni materni.

L’esame di Marina è stato svolto durante tre visite domiciliari, che si descrivono qui, oltre a

tre colloqui clinici e una prova testistica dei quali si dà relazione più avanti.

Giorno x in casa di Carla.

Quando giungo a casa Marina si è appena svegliata dal sonnellino ed è in camera con la zia D.

Mi accoglie con un sorriso e per un po’ scherza. Ad un tratto scosta le coperte e mostra 6-7

pupazzi di peluche.

Poi si alza e si veste, aiutata dalla mamma ma dando segni di essere in grado anche di fare da

sola. Scende al piano inferiore e mi mostra i suoi giocattoli. Ha il comportamento un po’

caricato tipico dei bambini a disagio, ma pian piano si rasserena e si calma. La mamma, la

nonna e la zia fanno le loro cose e necessariamente ci girano intorno (siamo nella stessa

stanza) ma lei non ci fa caso. Mi mostra il gatto, con il quale ha molta confidenza. Alla fine

decide per un gioco: un recinto con tanti animaletti di plastica. Individua la mamma in una

pecorella bianca ma rifiuta di identificare il padre.

"Due bambini" sono due pecorelle più piccole. Mi vuole mostrare il suo gioco più bello:

tinture per la faccia. Si tinge la faccia con i colori e poi si lascia pulire senza storie. Mi invita

di sopra; saliamo, e mi mostra altri pupazzi di peluche; facciamo un rito di separazione,

preparando per loro un "letto" separato rispetto al suo. Aderisce e collabora con entusiasmo.

La nostra confidenza è completa, siamo sole al piano superiore e lei continua a mostrare le sue

cose. Ad un tratto le chiedo: "Sai che verrà il papà a prenderti per andare insieme dal nonno

Antonio?" "Sì, ma non voglio".

"Perché non vuoi? Non è bello andare a B.? Non hai voglia di vedere il papà?"

Si fa scura in volto e vuole scendere al piano inferiore.

Riprendiamo il vecchio gioco, e intanto le chiedo che giochi fa con nonno, con la zia, con la

mamma, a scuola ... Risponde con spontaneità e prontezza; si blocca però ogni volta che

nomino i nonni di B. e/o il papà. Dice addirittura: "Basta" per tre volte, in tre occasioni

diverse. Ci lasciamo comunque molto amiche.

Giorno y in casa di Francesco.

Quando giungo a casa Marina è in braccio al nonno, che viene incontro a me e a Francesco

all'ascensore. Marina mi riconosce subito e mi saluta con cordialità. Resta in braccio al nonno

e non fa eccessive feste al papà.

Entriamo, e la bimba inizia un'attività un po’ frenetica, con tutti gli adulti intorno.

Faccio cenno di allontanarsi, ma lei vuole vicino il papà. Con i nonni non sembra, ora, esserci

rapporto. Le chiedo di mostrarmi i giochi ma non sa cosa fare. Tocca e rimette a posto tutto.

Poi chiede di vedere la videocassetta della ‘Carica dei 101’ e il padre dice: "dopo"; lei insiste

e piagnucola e io propongo di guardarla insieme. La cassetta è in lingua inglese, gliel’ha

portata il papà dall’Africa e lei sa già il susseguirsi dei fotogrammi e i nomi in inglese dei

protagonisti . Mi dice, di sua iniziativa:"Questo cartone mi piace, la Bella e la Bestia no, è

troppo brutto" e lo ripete tre volte.

Incoraggiata dal padre, mi mostra anche l'ombrellino decorato con gli stessi cagnolini del

tape, ma poi chiude anche quello.Vuole il papà vicino sul divano e gli si strofina contro.

Chiede dei cioccolatini, che subito il papà le dà e ne offre uno anche a me, sempre stando

seduta sul divano, attaccata al padre. Ad un certo punto gli lecca la manica della camicia e

dice con aria complice: "Ti lecco", al padre, che esclama: "Cosa fai, sciocchina, fai la

birichina?".

Le chiedo di mostrarmi la sua camera ma lei rifiuta. Continua a voler stare con il padre. Poi,

dietro mia insistenza,mi porta di là. Sul letto matrimoniale dove, a domanda, dice di dormirvi

con papà, c'è un gioco (una specie di garage con piccole auto): le chiedo di insegnarmi come

si gioca; me lo mostra frettolosamente ma vuol tornare subito in soggiorno. Mi mostra dei

gessetti e le chiedo di farmi un disegno.

Dopo molto tergiversare si convince, ma vuole che il padre si sieda vicino a lei, mentre il

cartone animato continua dal video a narrare la sua storia.

Disegna sul foglio un piccolo quadrato nero e lo riempie di nero. Poi di rosso. Sceglie i colori

solo tra 1a gamma de1 rosso (è una scatola di colori molto grande) e continua, un po'

ossessivamente, sospendendo il disegno a ordinarli per gruppi di colori simili.

Intanto si distrae continuamente e commenta le scene del cartone animato mostrandone una

grande conoscenza. Le chiedo a un certo punto se ha finito il disegno: risponde "NO" e si

slancia a tratteggiare un quadrato grande poi riprende a riempire di colore i quadrati piccoli.

Alla fine (10 minuti) me lo consegna e dice di vo1erne fare uno per i1 papà. Si mette al

lavoro: traccia il primo quadrato e lo riempie di quadratini e di segni. Va avanti molto (6

minuti). Quando Francesco le chiede se ha finito, disegna frettolosamente le due forme

allungate sotto il quadrato e glielo consegna.

Arriva lo zio, con il quale dovrebbe uscire per acquistare i biglietti per il Circo. Ma lei dice:

"non voglio" e tira fuori dalla sua "riserva" di giochi un puzzle. Il padre cerca di convincerla

ad uscire con lo zio, e lei si mette a piangere. Alla fine, su mio suggerimento, esce anche

Francesco.

Oltre alle note di iperattività, alternate a blocchi e a rifiuti ho notato che i1 modo di parlare di

Marina durante tutta la mia visita è stato molto regredito e infantilizzato (es. "didegno" invece

di "disegno").

Giorno z in casa di Carla.

L'incontro si svolge qualche giorno dopo il soggiorno a B. con il padre. Marina arriva in auto

alla stazione con la mamma, ci troviamo già sul marciapiede dove è posteggiata l'auto e mi

viene incontro con entusiasmo. Le chiedo se vuole che mi sieda in auto dietro con lei e dice

"sì". Poi sta in piedi, protesa verso la madre che guida e le racconta spontaneamente molte

piccole cose della scuola (la madre è andata a prenderla prima di venire a prendere me alla

stazione). Ogni tanto le dà un bacio, ma anche delle leccate, e la mamma le dice con

fermezza: "baci sì, leccate no".

A casa, in tinello, organizza il gioco della scuola,anche perchè la zia M. le ha regalato dei

sacchetti di "pasta pazza", un pongo casalingo che usano in asilo.

Ci sono, a turno, tre allievi e un insegnante: lei, la mamma, il nonno ed io. Costruisce oggetti

molto concreti: la pizza, il pane, la foglia, il fiore.

Poi mi porta spontaneamente al piano di sopra, in camera, per mostrarmi delle bambole.

Giochiamo io e lei sole con le bambole: lei è la mamma e fa gesti tenerissimi e molto materni.

Continuando a giocare, dopo un po' le chiedo se è stata con papà, cosa ha fatto, se si è

divertita. "Ti ricordi che sono venuta a trovarti a B.?" Cambia umore, diventa scontrosa e non

risponde. Poi, dopo aver recuperato il rapporto con il gioco, io prendo una bambola e dico:

"Adesso questa bambola viene con me da papà". Me la porta via, si oscura e dice: "Le

bambine devono stare con la mamma". Riprendo a giocare e dopo un po' le ripeto la domanda

se è stata con papà e risponde: "Si, ma non voglio. Adesso basta". Vuole tornare al piano di

sotto e mi dice: "Tu stai a parlare con la mamma e io sto con la zia D.". Mentre la zia stira

nello stanzone, lei organizza con le sedie una "casetta" che sembra un forti1izio e quando

vado a vedere dice delle bambole: "loro stanno qui con la mamma". Poi le carica in bicicletta

e le "porta a scuola". Ad ogni mio tentativo rifiuta, anche con durezza, di parlare di Bologna,

dei nonni paterni, del papà.

Quando le chiedo: "Sei stata a vedere il Circo? E' stato bello? C'erano tanti animali"?

risponde: "No basta".

I nonni paterni

Spiegano la scelta della facoltà da parte del figlio come una scelta condivisa. Anche le

specializzazioni sono state condivise, perché viveva là da tempo uno zio e vi si era recato più

volte, e poi perché "serviva per la carriera e per prendere titoli", afferma il padre.

La madre descrive il figlio adolescente come un ragazzo molto vivace, che "non ha mai dato

pensieri. Era un bambino allegrissimo". Il padre conferma: "Nessuna difficoltà, molto

dialogo, estroverso. Ha avuto un'adolescenza tranquilla e gioiosa. In Liceo era i1 primo della

classe, si è laureato in 5 anni e mezzo, quando all'Università prendeva un 24 faceva

tragedie." La mamma dice che ci sono stati anche litigi, ma normali, per contrasti di

carattere"

tra lei e il marito, ma i figli non si intromettevano, perché "i figli sono sempre imparziali".

Francesco ha avuto modo di conoscere docenti universitari fin dal Liceo, perché il Preside

organizzava convegni a cui lui partecipava. Circa le frequentazioni parrocchiali, il padre di

Francesco le nega, mentre la madre afferma che durante le Medie Inferiori il figlio ha

partecipato a qualche recita, presso la parrocchia. Prima di conoscere Carla ha avuto una

relazione con L. oggi felicemente sposata e ancora amica che l’ha lasciato perché non

intendeva seguirlo in Africa. Il rapporto dei genitori di Francesco con Carla è stato subito

bello, e quando è stata definitivamente decisa la partenza per l’Africa mentre il padre aveva

pensato che andasse avanti da solo, la madre è stata "ben contenta che non andasse da solo".

All'inizio tutto andò bene, ma dopo un anno "lei disse che era pentita del passo fatto. Ne

parlammo a Francesco, ma lui minimizzò. Del resto Frncesco non ci aveva mai detto di non

andare d'accordo con la moglie, probabilmente per non metterci in pensiero. Noi non

abbiamo mai pensato che potesse in qualche modo essere corresponsabile del rimpianto di

Carla per l'Italia".

Durante la seconda visita in Africa del nonno paterno Marina era già nata e c'era qualche

litigio, ma di poco conto.

L'unica discussione vera alla quale hanno presenziato riguarda l'acquisto di un volume "La

voglia" fatto da Francesco, volume che Carla disapprovò perché lo considerava pornografico.

Dopo la discussione Francesco le disse di tenerlo, e lei se lo tenne. Questo fatto è connotato

dal nonno paterno come un segno dell'ambiguità sessuale di Carla con un’interpretazione che

corrisponde a quella che, durante i colloqui, ne ha dato anche il figlio. Circa il mancato weekend

di studio nel V. i signori riferiscono che telefonò anche a loro per sapere dove era. Carla

era seccata; "parlai con Francesco al telefono e mi disse che mi avrebbe spiegato tutto. Poi

quando ci siamo visti mi disse che non ne poteva più, perché la zia della moglie era presso di

loro da due mesi". Ogni anno c'erano parenti. Riguardo alla situazione presente, i sigg.

affermano di essere preoccupati "per questa situazione di "ostilità", che non sanno da dove

nasca". Lui afferma che è stata la moglie a separarsi dal marito e lei che era "disamorata di lui

da molto tempo". Riguardo ai sospetti di abusi sessuali sulla piccola, i coniugi affermano di

averlo saputo ma si mostrano poco coinvolti, solo scandalizzati.

- i nonni materni

La sig.ra afferma che Carla negli ultimi tempi del matrimonio era piuttosto evasiva circa il

suo rapporto con il marito, e che quando nel giugno erano venuti in Italia per 15 giorni,

durante la prima settimana trascorsa in casa loro lui era molto chiuso e assente. "Parlava

poco, era scontroso e ha voluto andare da solo un giorno prima di Carla. Anche per la

partenza per l’Africa noi avremmo preferito che andassero insieme così lui avrebbe potuto

aiutarla a tenere la bambina, invece ha detto subito che sarebbe partito prima. Sua madre

non lo vedeva da due anni. L'ho invitata qui ma non è venuta. Ho chiesto a Francesco come

mai (eravamo amici dei suoi genitori. Che venivano spesso da noi, specie lui, quando si

trovava da queste parti per lavoro) ma non mi ha risposto. Dopo 8 giorni al mare sono

tornati tutti, e i due genitori dissero che era finito tutto".

Il padre di Carla assiste al colloquio e annuisce lasciando parlare la moglie.

"Francesco era andato in mezzo ai campi ed è stato raggiunto dalla suocera che gli ha chiesto

di tornare a casa per parlare. Lei piangeva e Francesco diceva che il matrimonio era finito. Lui

affermò che avrebbe dovuto separarsi due anni prima, mentre il padre lo giustificava con il

"sangue romagnolo". Poi Francesco partì per l’Africa senza salutare, altrettanto fecero i suoi

genitori rientrando a B. e Carla passò una settimana d’inferno, indecisa se ritentare o

considerare anche lei concluso il matrimonio. Ci furono parecchie telefonate tra i coniugi, e

alla fine lui non se la sentì di partire. Francesco aveva più volte detto al telefono alla suocera

"Te la rimando a casa", alludendo alla moglie anche in passato. Circa i rapporti della signora

con la figlia durante la permanenza di lei in Africa la signora dice che si telefonavano ogni 15

giorni circa, e che comunque non sentivano molto in famiglia la sua mancanza perché Carla

era fuori casa già da due anni prima del matrimonio. E le loro visite in Africa la signora le

elenca:

la prima ad andarli a trovare fu la sorella di Carla. "Io ero contraria, perché era la loro prima

estate, ma lei ha insistito"……..andò una volta quando…..era incinta di 6 mesi, su invito

di…….che venuto in Italia per dare un esame, al ritorno la portò con sé. La signora ….. andò

una volta, in occasione della nascita di…… "avevo offerto questa possibilità alla mamma di

…… ma lei disse che era giusto che ci andassi io, per star vicina a ….. nei primi tempi della

bambina". Poi ci andò la zia….che era presente all’episodio de…….. Circa le "rivelazioni" di

…. rispetto a comportamenti non corretti del padre, la signora dice: "finchè la bambina non

parla, non può dire niente; fa gesti, ma non si può dire niente" Da dopo ………… quando è

diventata anche più sicura nell’uso della lingua italiana, ha parlato alcune volte, in modo

sporadico con sue espressioni.

"La prima che ho sentito è stata a maggio: era con le gambe a cavallo di un sostegno

tubolare dello schienale della sedia e mi disse: "papà mi diceva che devo stringere le gambe".

Un’altra volta era in bagno seduta sul water, mentre io aspettavo che finisse per pulirla e ha

detto: "che brutto mio nonno nudo". Un’altra volta, in camera, mi ha detto che il papà "ha il

culotto lungo" e poi, interrogandola, ho capito che per "culotto" intendeva il pene, perché ha

fatto segno sul proprio pube, e ha aggiunto che lo leccava. Io ho fatto finta di niente, e poi ne

ho parlato con Carla. Ma era già stato ripreso il filmino e la cosa non ha fatto più grande

effetto a nessuno. Cosa dovevo fare"? Chiede la signora, vergognandosi molto per quello che

dice, e dichiarandosi preoccupata che già troppa gente sia al corrente dei comportamenti

"strani" di Marina perché il paese è piccolo e la gente fa in fretta a parlare e quando lei sarà

grande potrebbe patirne".

- M., gemella di Carla, insegnante.

Interrogata sulla situazione della coppia, così come aveva potuto osservarla durante il suo

soggiorno in Africa in qualità di ospite, riferisce di aver notato che Carla era "contenta e ben

inserita, non parlava di tornare, anche se era nel conto". M. dice di avere più volte notato che

il marito era piuttosto nervoso.

"Per esempio le metteva la mano davanti alla bocca quando diceva cose che non gli

andavano, anche davanti agli amici. Carla spiegava tutto con il troppo lavoro".

Lui dormiva fuori casa numerose notti, anche quando non era di guardia: diceva di dormire

nella stanza dei medici d’ospedale, per lasciare più posto alle due donne. Interrogata poi su

possibili legami tra i comportamenti della bambina e la figura paterna, M. come tutti gli altri

famigliari,afferma che non avrebbero mai pensato di fare un collegamento, se non l’avesse

fatto Marina stessa e riferisce l’episodio verificatosi a C.

"Francesco era giunto improvvisamente il pomeriggio a C. ed era stato con la bambina anche

la mattina, in gruppo, dalle 9 alle 12. La sera, verso le 20-20.30 io ero nella mia stanza,

semisdraiata sul letto, e chiacchieravo con mia zia seduta su una sedia accanto. Sono entrate

in camera Carla e Marina. Marina mi è venuta addosso, come per farmi festa, ma si è

aggrappata al mio fianco e ha cominciato a premere il suo pube contro la mia coscia con un

moto ondulatorio. Mi sono mossa e ho detto: "andiamo a giocare" ma lei ha risposto tesa

"no, sto qui, lo faceva il mio papà", poi si è tirata su in ginocchio sempre sul letto, ha messo

una manina tra le gambe e ha detto: "mi faceva solletico qui". L'ho subito distratta e poi ho

riferito a Carla. La filmina è venuta dopo: pensavo di riprenderla mentre facevamo la pizza,

invece mentre aspettavamo che lievitasse si è comportata come si vede e ho pensato di

riprenderla. Non era ancora in atto la perizia. Comunque l'ho vista altre volte fare gli stessi

gesti, specie dopo le telefonate del padre e le visite a B.".

- D., sorella di Carla, vive con i genitori e le sorelle.

Riferisce di essere stata in Africa per due settimane, ospite della sorella e del cognato, su

invito di lui.

"Francesco era poco in casa. Con me, era molto gentile ed educato, mentre con Carla che era

al sesto mese di gravidanza, per quello che penso e che vedo in Ospedale, avrebbe potuto

essere più caldo: ho visto atteggiamenti bruschi."

Ricorda un episodio, la sera del loro anniversario di matrimonio: stavano uscendo e lui non

voleva che la moglie indossasse un camicione largo, unico indumento adatto alla sua

situazione di avanzato stato di gravidanza. Lei era intimidita e ansiosa di farlo contento, come

se lo temesse. "Ma sono impressioni che riemergono dopo".

Rispetto all'episodio avvenuto a C. lei non era presente e non le è stato raccontato subito:

"Sono venuta a saperlo un po' alla volta, non saprei dire quando". Afferma di aver visto lei

pure Marina strofinarsi sugli spigoli e di aver cercato ogni volta di far finta di niente e di

distrarla.

- Le insegnanti della scuola materna di Marina, maestre L. e F.

L. il giorno del colloquio era in malattia, ma si è ugualmente resa disponibile.

Il colloquio si svolge presso la scuola, alla presenza dei C.T.P. con entrambe le insegnanti,

che concordano nel giudicare Marina una bambina normodotata, di intelligenza vivace e

pronta che si è inserita nella scuola materna senza particolari problemi, nonostante qualche

difficoltà nella lingua, anche perché nella stessa scuola insegna la zia.

F.: "La diversità fra Marina e gli altri sta solo nel suo modo di strofinare il pube sugli angoli

o con oggetti duri, non con le mani, e con modalità del tutto diverse, sofferte, rispetto a quelle

praticate da altri bambini/e. Non era un gesto piacevole, di consolazione, e lo faceva quando

era ansiosa, isolata. Quando ce ne siamo accorte l'abbiamo detto alla mamma, che ne era al

corrente ma non ci aveva avvertito prima. (Anche della separazione abbiamo saputo più

tardi).

La mamma ci ha insegnato a distoglierla, e il comportamento è andato pian piano calando.

Non dice mai che andrà a trovare il padre, come fanno invece altri bambini. Ma spesso noi ce

ne accorgiamo per come si comporta nei giorni successivi: chiusa in sé, triste, tendente ad

isolarsi. Una sola volta, dopo che è tornata da B. ha detto: "I bambini devono stare con le

mamme". Noi sappiamo quando è stata a B. perché notiamo i suoi comportamenti e poi

verifichiamo con la mamma o con la zia. Una sola volta ha fatto un riferimento al babbo:

avevamo fatto il gioco di ritagliare dalle riviste l'automobile più simile a quella del padre, e

lei ha ritagliato un'auto rossa, senza dire nulla". L. si è accorta degli strani comportamenti di

Marina verso metà novembre. Afferma che la bambina non vuole parlare del babbo né dei

nonni di B. (mentre parla molto del nonno materno) e che ha momenti di tristezza e solitudine

solo quando torna di là. "E' come se dovesse riprendersi. Una volta sapevo che il giorno

precedente era stata a B. e le ho chiesto cosa aveva fatto la domenica. Lei ha abbassato la

testa e ha detto: ‘Sono stata a casa’. In occasione della Festa del Papà tutti i bambini hanno

fatto un lavoretto ed è stato detto a ciascuno di portarlo al papà. Lei ha detto un si molto

freddo, tanto che le ho chiesto se non era contenta di portarlo a papà, se non gli voleva bene.

Lei ha risposto si, ma dice brutta cattiva alla mia mamma".

Le due insegnanti, a domanda, rispondono di non aver mai avuto dalla bambina segnali di

legame tra i suoi comportamenti fisici e la figura paterna. Segnalano però che una collega,

assente il giorno del colloquio presso la scuola e insegnante in una sezione diversa da quella

di Marina ha avuto questa esperienza. Viene quindi convocata la Signora D..

- D., insegnante di scuola materna. "Conoscevo Marina solo di vista, come tutti gli altri

bambini che non sono nella mia sezione, cioè la vedevo in salone durante i vari momenti

comuni. In un giorno che non saprei precisare, durante il mio turno di sorveglianza vedo

questa bambina che ondulava e si strofinava contro lo spigolo di un tavolo a pancia in giù.

Ho cercato di prenderla per un braccino per distoglierla, ma lei era rigida.

All'improvviso dice: "Lo faccio con papà", come a difendersi del fatto che io cercavo di

distoglierla. Al momento non ne ho parlato con nessuno, il giorno dopo l'ho detto alla zia, che

insegna in un'altra sezione e che mi ha riferito di esserne al corrente perché lo faceva anche

a casa. L'ho vista poi ancora in quella posizione, altre volte."

- Don F., religioso.

"Francesco mi è apparso da subito un ragazzo spigliato, disinvolto, del quale Carla era

assolutamente succube. Rimasi perplesso quando lui disse che non aveva intenzione di

sposarla, ma più ancora quando presentò, tra le ragioni di questa scelta, il fatto che aveva

scommesso con gli amici di B. che non avrebbe sposato una ragazza conosciuta durante il

servizio militare. Poi, improvvisamente, cambia opinione e decide di sposarsi anche in

Chiesa. Io gli consigliavo di andare da solo provvisoriamente in Africa dal momento che

aveva sposato la scienza, ma erano entrambi cotti. Lei, di solito critica, approvava tutto, lui

ha cambiato opinione troppo in fretta rispetto al matrimonio, ed ero così poco d'accordo con

questa scelta, che non ho voluto nemmeno partecipare alla cerimonia.

L'estate successiva, a un anno dalle nozze, ho visto Carla un po' depressa, dimagrita, si

diceva sola, ma non mostrava perplessità su di lui. A Natale mi scrivono una bella lettera,

comunicandomi che aspettano un bambino.

Frequentavo i genitori di Carla e li ho visti sempre contenti per la scelta di lei e anche un po'

fieri. Hanno un po' intensificato le visite in Africa dopo la nascita di Marina, ma mi è

sembrata una cosa normale.

Ho saputo della separazione da Francesco che mi ha telefonato dall’Africa dicendomi che

forse Carla era a C. e che sarebbe venuto in Italia nella settimana successiva, perché

sembrava che Carla non avesse più intenzione di tornare in Africa".

A C. Don F. vede Carla la sera stessa della telefonata e la invita a M. dove lo raggiunge la

sera insieme al fratello e alla sorella gemella.

"E’ stata l’ultima volta che ho visto Carla da sola; poi era sempre con qualcuno. Mi faccio

 
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