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I NOSTRI CANDIDATI SIPAP EMILIA ROMAGNA

PLAZZI EDDA nata il 18/01/1959, residente a Ravenna, iscritta Ordine Psicologi Emilia Romagna – Libero professionista
Psicologa-psicoterapeuta a indirizzo rogersiano e gestaltico. Formata in Sessuologia clinica presso il C.I.S. di Bologna, diretto dal prof. G. Ribelli, ha pubblicato articoli sulla Rivista di Sessuologia. Didatta Centro Italiano di Sessuologia. Si occupa di Psicologia e Psicopatologia della coppia. Ha lavorato per i consultori familiari della Regione Emilia Romagna nell'ambito della consulenza sessuologica agli adolescenti. Coordinatrice Sipap Emilia Romagna.


FAORO FRANCO nato il 19/05/1959, residente a Ravenna, iscritto Ordine Psicologi Emilia Romagna – Libero professionista
Psicologo del Lavoro e Psicoterapeuta. A Bologna è amministratore di una agenzia per il lavoro privata (www.sa-change.it), dove insieme ad altri colleghi è consulente per le aziende nell’area delle Risorse Umane. Vive a Ravenna dove svolge attività clinica. È stato in passato Consigliere del CIG dell’ENPAP e oggi è Componente del Collegio dei Sindaci. Componente del coordinamento Sipap Emilia Romagna.

Casi Esemplificativi: Richiesta di proroga da parte della CTU del Tribunale di Rovigo Dott.ssa F.  
Autore: sipap
Pubblicato: 2005/10/31
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Richiesta di proroga da parte della CTU del Tribunale di Rovigo Dott.ssa F.

Oggetto: C.T. Carla/Francesco

In ordine alla causa in oggetto mi permetto significarLe che ho avuto la possibilità di

incontrare la Sig.ra Carla e il Sig. Francesco con la presenza dei rispettivi consulenti di parte.

Ho potuto anche visionare le videocassette che mi sono state consegnate il giorno del

giuramento e che riguardano la piccola Marina .

Sono al corrente che domani le parti saranno presenti in Tribunale per un’udienza. Sulla base

degli elementi che ho raccolto dai colloqui con le parti e i consulenti, nonché dalla visione del

materiale sono nella necessità di chiederLe un ulteriore margine di tempo per valutare meglio

la situazione della piccola Marina e consegnare l’elaborato peritale in forma definitiva.

Allo stato dell’indagine mi permetto di segnalarLe alcune provvisorie considerazioni rispetto

la situazione in generale:

a) dalla visione delle cassette è possibile affermare che la bambina è stata ripresa mentre sta

agendo un comportamento masturbatorio (sono concordi i consulenti di parte anche quello del

Sig. Francesco.

b) tale comportamento va interpretato secondo criteri che confermano sia la normalità rispetto

l’età che l’ipotesi, ovviamente da verificare, secondo la quale la bambina potrebbe mettere in

atto la masturbazione più per problemi psicologici correlati alla sua storia personale e ai suoi

rapporti con "i genitori" che per una vera e propria induzione del comportamento da parte di

qualcuno.

Si sottolinea genitori in quanto entrambi, anche prima della loro separazione e quando erano

ancora in Africa avevano rilevato che la figlia si "toccava". Allora però non erano state rivolte

colpe ad alcuno. Ma è anche da sottolineare che la bambina ha subito, nel corso dell’estate,

una separazione forzata dal padre il quale, nonostante i rilievi negativi della Sig. Carla sul

disinteresse del padre verso la figlia, con leí aveva una relazione affettiva che la piccola non

può che avere interiorizzato e vissuto positivamente. La separazione dei bambini dai

genitori/e è sempre traumatica e fonte di ansie. E’ possibile allora anche la presente domanda:

non è che la bambina abbia un gioco compensatorio/masturbatorio fantasmatizzando la figura

paterna anche pronunciando il suo nome? Si ricorda che la data di una cassetta corrisponde al

giorno (cassetta nella quale si sente la bambina pronunciare il nome del padre) in cui il padre

si è recato in casa di Carla per vedere la figlia con risultati non molto soddisfacenti sul piano

della qualità del rapporto affettivo. Perché non riconoscere anche che la bambina viva

l’assenza del padre come una fonte di sofferenza che viene mal interpretata?

c) data l’età della piccola sembra abbastanza difficile pensare che essa possa essere stata

coattivamente indotta ad apprendere un comportamento masturbatorio trattandosi, per altro, di

un tratto abbastanza comune per questa età. La madre dice che la piccola alla domanda di chi

le ha insegnato a "fare quelle cose" risponde : "me lo ha insegnato il mio papà. Essa ha

ragione di preoccuparsi, ma la natura psicologica del "sintomo" deve trovare spiegazioni e

risposte cliniche che vanno ben al di là della semplice interpretazione della "causa – effetto" a

partire da quanto detto dalla piccola: quante volte accade che i bambini rispondano alla

domanda : "Chi ti ha insegnato" con il primo nome che viene loro in mente, ma anche con

nomi strani frutto della loro fantasia;

d) il comportamento di Marina va meglio valutato in rapporto ad entrambi i genitori: è nella

relazione con la coppia genitoriale che va studiata la dinamica della situazione;

e) le riprese video della bambina, allo stato dei fatti e a mio parere, sono molto pericolose in

quanto potrebbero essere "induttrici di un rinforzo a ripetere un atto di interesse per gli

adulti";

f) da tutto quanto appena detto il rapporto di Marina con il padre va mantenuto e entrambi i

coniugi vanno aiutati ad avere fiducia tra di loro soprattutto in relazione ai doveri che hanno

nei confronti della figlia: l’esclusione di un genitore a favore di un altro, la colpevolizzazione

da parte dell’altro, crea forti disagi in una bambina che ha il pieno diritto ad avere una

relazione serena con entrambi i genitori per il suo equilibrato sviluppo;

Per tutte le ragioni che Le ho indicato sopra, Le chiedo un termine di tempo di ulteriori tre

mesi a partire da domani. La richiesta tiene conto della necessità che ho di incontrare ancora

qualche volta il padre che potrà tornare in Italia solo nel mese di gennaio.

In attesa di un riscontro Le porgo i migliori saluti.

Dott.ssa F.

 
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